Nella sua ricostruzione Nietzsche perviene a delineare due sistemi valoriali radicalmente diversi e coincidenti con due tipologie umane: i signori e gli schiavi. La morale dei primi, tipica del mondo classico ed espressione del dominio aristocratico, era incentrata su criteri come la nobiltà, la forza, la distanza da ciò che è comune. Così i signori definivano buono ciò che è vitale, forte, potente. La morale degli schiavi, invece, propria della casta sacerdotale, si basa sui valori anti-vitali dell'umiltà, del disinteresse, dell'abnegazione di sé che hanno trovato massima espressione nel cristianesimo. Da tale prospettiva vengono giudicate buone le azioni ispirate all'uguaglianza, alla pietà, all'amore per il prossimo
Il guerriero si rispecchiava nelle virtù del corpo, il sacerdote perseguiva invece le virtù dello spirito. Ma la morale dei sacerdoti è la morale dei deboli che, incapaci di sopraffare i forti e di proteggersi dalla loro vitalità e nutrendo odio e risentimento e invidia verso tutto ciò che è nobile, hanno generato una nuova etica basata su una totale inversione dei valori. E' in questo modo che il risentimento diviene il fattore psicologico, ossia extra-morale, che può spiegare la nascita dei valori morali: il risentimento dei deboli trasforma la forza , la nobiltà, la vita in valori negativi e innalza la debolezza e tutto ciò che è ad essa collegata in valori postivi. Così il risentimento diventa il creatore di valori morali
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