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MODELLO DELLA TETTONICA DELLA TEORIA DELLE PLACCHE - Coggle Diagram
MODELLO DELLA TETTONICA DELLA TEORIA DELLE PLACCHE
Formulato nel 1965 da Wilson, permette di spiegare numerosi fenomeni che riguardano l'evoluzione geologica della terra, quali vulcanismo, sismicità, orogenesi, formazione delle rocce e magnetismo.
Queste placche sono delimitate da margini e il movimento di una trascina anche altre placche.
Questa teoria si basa sull'idea che la litosfera sia suddivisa in una serie di placche galleggianti
sull'astenosfera sottostante , che è fluida.
Le placche sono 10 di dimensioni maggiori e poi ne esistono altre molto più piccole.
Possono essere formate solo da litosfera oceanica oppure sia da litosfera oceanica che continentale (placche miste).
I margini delle placche possono essere di 3 tipi:
margini divergenti o costruttivi: in corrispondenza di questi si forma nuova litosfera.
Vi è un elevato flusso di calore dovuto alla risalita di materiale fuso proveniente dal mantello, che è magma molto fluido di composizione basica.
Quando arriva in superficie questo magma determina vulcanismo di tipo effusivo, il materiale fuoriuscito poi diventa basalto.
Presentano attività sismica di lieve entità, i cui
ipocentri sono poco profondi.
In genere questi margini coincidono con le dorsali oceaniche nell’Oc. Atla
margini convergenti o distruttivi: sono caratterizzati dal riassorbimento di litosfera.
Questo avviene perché le dimensioni della litosfera devono essere sempre costanti, dunque se in quelli costruttivi aumenta qui deve diminuire.
Il riassorbimento avviene per subduzione, dunque una parte della litosfera si inserisce sotto un'altra placca, fondendosi col mantello.
Questo provoca la formazione di magma
anatettico, che è acido e viscoso , dunque risale con maggiore difficoltà, alimentando un vulcanismo
di tipo esplosivo.
Inoltre la placca che sprofonda determina lo sviluppo di attività sismica notevole, con ipocentri via via più profondi man mano che ci si allontana dal margine.
Se immaginiamo di unire questi ipocentri, si trovano idealmente posti su un piano inclinato, il piano di Benioff.
Generalmente questi margini corrispondono con le fosse abissali e predominano soprattutto nell’Oceano Pacifico.
In corrispondenza di questi margini avvengono collisioni tra placche di diverso tipo, possono scontrarsi:
2 placche oceaniche: in questo caso una delle due entra in subduzione rispetto all'altra e si crea
un sistema arco-fossa, costituito da una fossa abissale e parallelamente a questa si forma un
arco di isole vulcaniche (es. Giappone);
1 placca oceanica e 1 continentale: in questo caso la placca oceanica, che è più densa, va in
subduzione. Sul bordo del continente si forma una catena di vulcani (es. catena della Ande).
In queste catene montuose si possono trovare anche rocce sedimentarie;
2 placche continentali: in questo caso nessuna delle due va in subduzione, ma un blocco continentale scivola sull'altro, deformando le rocce che collidono.
Se i due continenti erano separati da un oceano, lo scontro avviene quando la placca oceanica viene consumata e si vanno a formare delle rocce dette ofioliti, di tipica origine oceanica, testimoniando il fatto che una delle placche era
mista.
In questo caso il risultato è l'orogenesi e l'attività vulcanica è molto breve però la sismicità
è particolarmente notevole. (es. Catena himalayana).
margini trasformi o conservativi: non avviene né l'accrescimento né la riduzione della litosfera.Non
avviene la subduzione né l'allontanamento dei margini, ma le placche scorrono in direzioni opposte.
Si trovano nelle dorsali e le disarticolano in segmenti, la più conosciuta è la faglia di Saint’Andreas. In corrispondenza di questi margini non c'è attività vulcanica ma c'è attività sismica di fortissima entità.
L'interno delle placche è generalmente stabile dal punto di vista geologico, tuttavia può essere presente attività vulcanica di tipo effusivo ,dovuto ai cosiddetti i punti caldi (hot-spot), aree della litosfera in cui è presente un elevato flusso termico dovuto alla risalita di materiale caldo che costituisce un pennacchio che deriva o dalla zona di transizione tra il nucleo e il mantello o da aree del mantello più superficiali. Il vulcanismo associato a questi punti ha una manifestazione ben precisa perché origina una catena di vulcani dei quali quello attivo è solo l'ultimo che si è formato. Questo avviene perché la direzione del pennacchio è sempre costante, mentre invece la placca si muove (es. Hawaii).