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MARZIALE - Coggle Diagram
MARZIALE
Marco Valerio Marziale nacque a Bilbilis, in Spagna (nell’attuale zona di Calatayud), tra il 38 e il 41 d.C., il 1° marzo. Si trasferì a Roma nel 64, dove fu aiutato dalla famiglia di Seneca che lo introdusse nell’ambiente dell’alta società
Condusse una vita modesta, mantenendosi come cliente, cioè un poeta al servizio di un patrono, che lo sosteneva economicamente
Nel 80 d.C., probabilmente su richiesta della corte imperiale, scrisse una raccolta di epigrammi per celebrare l’apertura del Colosseo. Grazie a quest’opera, ricevette anche ricompense economiche dall’imperatore Tito.
Entrò in contatto con personaggi importanti come Plinio il Giovane, Quintiliano e Giovenale.
Tra l’87 e l’88, stanco della vita a Roma, si trasferì per un po’ a Forum Cornelii (oggi Imola), ma vi restò poco. Nel 98 lasciò Roma definitivamente e tornò nella sua città natale, Bilbilis, grazie all’aiuto di Plinio il Giovane che gli pagò il viaggio. Morì verso il 104 d.C.
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IL GENERE: L’EPIGRAMMA:
Il termine epigramma in greco significava “iscrizione”, perché in origine questi testi venivano incisi su lapidi o offerte votive. Servivano a ricordare una persona o un evento.
In età ellenistica, diventò un genere poetico d’occasione, capace di raccontare un momento in pochi versi.
I temi si ampliarono: oltre a quelli funerari e religiosi, si diffusero temi erotici, narrativi, conviviali e satirici.
Questo genere ebbe particolare successo ad Alessandria (grazie a Asclepiade e Callimaco) e anche nell’Italia del sud (con Leonida di Taranto).
A Roma, l’epigramma non aveva una grande tradizione: Marziale cita solo Catullo e pochi poeti minori.
Tuttavia, la brevità dell’epigramma era molto apprezzata dai poeti neoteroi, che la consideravano la forma perfetta per esprimere sentimenti e impressioni personali.
Nell’epoca dei Flavi, accanto alla diffusione dell’epica, si diffuse anche l’epigramma, considerato un genere “minore”.
Marziale però ne valorizzò le potenzialità: gli piaceva perché era un genere vario, flessibile, vicino alla realtà.
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MARZIALE E LA SATIRA:
Marziale guarda alla realtà con occhi ironici, esagerando i difetti in modo grottesco. I suoi epigrammi sono pieni di personaggi tipici: parassiti, vanitosi, plagiatori, imbroglioni, medici incapaci…
Il poeta si comporta come un osservatore distaccato: non giudica duramente, ma preferisce sorridere delle assurdità che vede. È una forma di satira sociale, ma senza rabbia o indignazione.
I temi sono vari: si va dagli epigrammi funerari ai testi in cui parla di sé, delle sue polemiche letterarie o della società romana.
In generale, Marziale continua la tradizione satirica romana, che prendeva di mira i difetti e le stranezze del tempo, ma lo fa con uno stile più brillante e comico.
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LO SILE DI MARZIALE:
Marziale usa stili diversi: a volte è semplice, altre volte elegante e raffinato, soprattutto quando scrive per celebrare personaggi importanti o per fare complimenti alla corte.
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