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ARTHUR SCHOPENHAUER - VITA E OPERE
VITA
Alla morte del padre, Arthur abbandona definitivamente le attività commerciali e segue la madre, che si trasferisce a Weimar.
Lì entra in contatto con l'élite intellettuale della città. Il giovane Schopenhauer studia medicina all'università di Gottinga e poi filosofia a Berlino.
Schopenhauer nasce a Danzica, da una famiglia appartenente all'aristocrazia mercantile.
La sua opera principale è "Il mondo come volontà e come rappresentazione" (1818).
Inizialmente non ottiene successo perché la sua filosofia pessimistica e anti-idealistica si scontra con l'hegelismo predominante del tempo.
Insegna a Berlino come libero docente, ma senza studenti per colpa di Hegel. Con la diffusione del pessimismo la sua filosofia verrà apprezzata.
TEMI PRINCIPALI
Hegel infatti sosteneva che la realtà e l'evoluzione sono in senso positivo, necessari e razionali: tutto va per come deve andare, mentre Schopenhauer dice che la vita è una sofferenza, l'uomo è condannato a vivere.
Egli afferma che dalle sensazioni si può risalire all'esistenza delle cose. L'esperienza ci mostra una molteplicità di entità metafisiche, la cui vera natura resta però sconosciuta all'uomo.
Dopo Hegel ci saranno due grandi contestatori del suo pensiero: Schopenhauer e Kierkegaard.
Schopenhauer critica il positivismo hegeliano, sostenendo invece che la realtà sia dominata da una Volontà irrazionale e cieca.
Definisce inoltre Hegel un "sicario della verità", per l'eccessiva oscurità e artificiosità della sua filosofia.
INFLUENZE DEL SUO PENSIERO
Il filosofo subisce anche l'influenza di Platone. Sostiene che noi non percepiamo il mondo così com'è, ma filtrato attraverso le nostre forme a priori di conoscenza.
Hanno avuto una grande influenza sul suo pensiero il Buddismo e l'Induismo, come si vedrà più avanti per il concetto di Velo di Maya.
Schopenhauer si rifà a Kant, riprendendo la distinzione tra fenomeno e noumeno. Egli ritiene che il noumeno possa essere conosciuto ed è presente nella vita dell'uomo: la Volontà.
SOGGETTO E OGGETTO
Entrambi non possono esistere indipendentemente l'uno dall'altro, egli rifiuta il materialismo poiché questo riduce tutto all'oggetto, negando l'esistenza autonoma del soggetto e d'altra parte nega anche l'idealismo perché riduce tutto al soggetto.
Pur sostenendo che soggetto e oggetto esistono solo nella rappresentazione, Schopenhauer ammette l'esistenza di un noumeno, una realtà al di là della rappresentazione che sfugge alle nostre forme a priori di conoscenza.
1)Schopenhauer distingue due aspetti fondamentali della rappresentazione: il soggetto, che conosce, e l'oggetto, che è conosciuto.
FORME A PRIORI
Egli semplifica il sistema kantiano, riducendo le forme a priori a tre sole: spazio, tempo e causalità.
Quest'ultima, si articola in 4 forme, ognuna applicata a un diverso ambito della realtà:
Causalità del divenire: riguarda il mondo fisico e afferma che ogni trasformazione degli oggetti è determinata da una causa;
Causalità del conoscere: si riferisce all'attività logica della mente umana. Nei ragionamenti, la verità delle premesse è la causa della verità delle conclusioni;
Causalità dell'essere: regola il rapporto tra spazio e tempo, l'essere scaturisce dalla tale rapporto;
Causalità dell'agire: riguarda il comportamento umano e la volontà. Ogni azione ha una motivazione, e i motivi sono le cause che determinano le nostre scelte.
Schopenhauer riprende da Kant l'idea che il mondo fenomenico sia filtrato dalle forme a priori, dunque conosciamo il mondo non per come è in sé, ma attraverso chiavi di lettura indipendenti dalla realtà stessa.
VELO DI MAYA
Queste forme a priori deformano la nostra visione del mondo: per arrivare dunque alla verità bisogna squarciare questo velo, oltre cui si trova la Volontà, l'essenza metafisica che muove tutto.
A differenza di Kant inoltre, ritiene che sia possibile accedere alla realtà noumenica.
Secondo il filosofo, spazio, tempo e causalità costituiscono il velo di Maya, un'illusione che impedisce all'uomo di conoscere la realtà così com'è, riprendendo un concetto della religione orientale.
Questo è possibile attraverso l'arte, la contemplazione estetica in particolare della musica, che è espressione diretta della Volontà, oppure attraverso l'etica e attraverso l'ascetismo, ovvero la rinuncia a tutti i desideri per raggiungere la Noluntas, principio opposto alla Voluntas.
La Volontà spinge ogni essere umano a esistere e desiderare, generando inevitabilmente sofferenza, poiché l'uomo non potrà mai appagare pienamente i propri desideri, infatti appagato uno, ne sorge subito un altro: solo con il non desiderare ci si può liberare da questo perenne affannarsi.