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Russia all’avvio del Novecento: dallo Zarismo al Comunismo e al…
Russia all’avvio del Novecento: dallo Zarismo al Comunismo e al Totalitarismo Stalinista
Il contesto iniziale: lo Zarismo
Assenza di diritti civili: Non esistevano libertà di stampa, di associazione o di partecipazione politica. Le repressioni erano violente, condotte dalla polizia segreta (la Okhrana).
Industrializzazione fragile: Iniziata tardi, era concentrata in poche città. Peggiorò le condizioni operaie, con turni massacranti e salari miseri.
Disuguaglianze sociali: La società era rigidamente divisa in classi, con un’enorme massa di contadini poveri e analfabeti, una piccola élite aristocratica e un debole ceto borghese.
Rivoluzione del 1905: Innescata dalla guerra russo-giapponese e dal “domenica di sangue”, fu repressa nel sangue ma costrinse lo zar Nicola II a concedere la creazione della Duma (parlamento), pur senza effettivo potere.
Autocrazia imperiale: Il potere era concentrato nelle mani dello zar, considerato per diritto divino capo assoluto della Russia. La dinastia Romanov governava da oltre tre secoli.
La rivoluzione e il Comunismo di Lenin
Rivoluzione di Ottobre 1917: I bolscevichi, guidati da Lenin, rovesciarono il governo provvisorio e presero il potere con il motto “Pace, terra e pane”.
Lenin e il comunismo: Venne instaurato un regime socialista fondato sulla dittatura del proletariato, con l’abolizione della proprietà privata e il controllo statale dell’economia.
Rivoluzione di Febbraio 1917: Lo zar fu costretto ad abdicare. Nacque un governo provvisorio democratico, ma debole e incapace di porre fine alla guerra.
Guerra civile (1918-1922): Tra l’Armata Rossa (bolscevichi) e l’Armata Bianca (controrivoluzionari e potenze straniere). Vinsero i bolscevichi. Milioni di morti, fame e carestie.
La Prima guerra mondiale: Mise a nudo l’arretratezza russa: milioni di morti, crisi alimentare e militare, crollo dell’economia.
NEP (Nuova Politica Economica): Lenin la introdusse per salvare l’economia in crisi: reinserì elementi di economia di mercato in agricoltura e commercio, pur mantenendo il controllo statale su banche e industrie strategiche.
Lo Stalinismo
Il culto della personalità
Cancellazione dei rivali: Con processi farsa, purghe e deportazioni nei Gulag, eliminò ogni oppositore interno, inclusi molti bolscevichi storici (come Trockij).
Controllo delle arti e della storia: La cultura doveva esaltare Stalin e il socialismo. La verità storica fu riscritta secondo la sua narrazione personale.
Propaganda totalizzante: Stalin fu rappresentato come “il padre dei popoli”, genio infallibile e guida suprema. Ogni successo era attribuito a lui.
Il regime totalitarista di sinistra
Economia pianificata: Con i Piani Quinquennali si puntava alla rapida industrializzazione e collettivizzazione forzata dell’agricoltura. Milioni di contadini morirono per carestie e repressione.
Terrore di Stato: La polizia segreta (NKVD) operava arresti arbitrari, torture, esecuzioni. I Gulag erano campi di lavoro forzato in condizioni disumane.
Stato-partito: Il Partito Comunista controllava tutto: economia, cultura, esercito, scuola. Ogni dissenso era punito.
Censura e propaganda: Ogni mezzo di comunicazione era controllato. I cittadini venivano educati a spiare e denunciare i “nemici del popolo”.
La Conferenza di Yalta (febbraio 1945)
Ambiguità sul futuro europeo: Stalin ottenne influenza sull’Europa orientale, che diventò sotto dominio sovietico. Fu l’inizio della Guerra Fredda.
Accordi principali: Divisione della Germania in zone d’occupazione, impegno a processare i criminali nazisti, istituzione dell’ONU, autodeterminazione dei popoli.
Stalin come vincitore e stratega: Uscì rafforzato e legittimato, ma i suoi obiettivi ideologici (espandere il comunismo) entrarono in conflitto con quelli occidentali.
Protagonisti: Roosevelt (USA), Churchill (UK) e Stalin (URSS). Avvenne poco prima della fine della Seconda guerra mondiale.
Digressione culturale: l’Ermitage e l’arte come testimone della storia
Contrasto simbolico: Dopo la Rivoluzione, l’Ermitage divenne museo pubblico, simbolo della “nuova arte socialista” e della rottura con l’élite zarista.
Funzione politica e culturale: L’arte venne selezionata per educare il popolo e sostenere l’ideologia socialista, ma molte opere classiche rimasero, creando un cortocircuito tra passato e presente.
L’Ermitage: Uno dei musei più grandi e prestigiosi del mondo, situato a San Pietroburgo. Fu residenza degli zar e simbolo della grandezza imperiale.