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SALVATORE QUASIMODO - Coggle Diagram
SALVATORE QUASIMODO
BIOGRAFIA
Figlio di un impiegato delle ferrovie, trascorre l’infanzia in Sicilia, tra Messina e Palermo, luoghi che torneranno spesso nei suoi versi come simbolo delle radici e della nostalgia.
Dopo aver frequentato scuole tecniche, si trasferisce a Roma nel 1919 con l’intenzione di studiare ingegneria, ma è costretto ad abbandonare l’università per difficoltà economiche.
Salvatore Quasimodo nasce nel 1901 a Modica, in provincia di Ragusa.
Lavora in vari ambiti – come disegnatore, commesso, impiegato – finché ottiene un impiego stabile presso il Genio civile a Reggio Calabria. Il suo interesse per la poesia si manifesta fin da giovane, ma comincia a scrivere con più convinzione verso il 1928.
Grazie al matrimonio della sorella con lo scrittore Elio Vittorini, Quasimodo frequenta spesso Firenze, entrando in contatto con gli ambienti culturali più vivi del tempo, come la rivista Solaria, e stringe legami importanti, in particolare con Eugenio Montale.
Nel 1934 si trasferisce a Milano, dove lavora come giornalista. Dal 1941 fino alla morte insegnerà Letteratura italiana al Conservatorio “Giuseppe Verdi”, grazie a un incarico assegnatogli per meriti letterari. Il suo percorso sarà riconosciuto a livello internazionale con l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 1959.
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Gli esordi poetici
Tuttavia, già in queste poesie si nota un elemento che resterà centrale in tutta la sua opera: l’attenzione assoluta alla parola, al suo valore musicale e simbolico. I temi sono spesso legati alla nostalgia per la Sicilia, all’infanzia e agli affetti familiari.
La sua prima raccolta di versi è Acque e terre, pubblicata nel 1930. In queste liriche giovanili si avvertono influenze culturali diverse: ci sono echi del Decadentismo, del Simbolismo e perfino del dannunzianesimo.
La fase ermetica
Negli anni Trenta, Quasimodo si avvicina sempre più ai modi dell’Ermetismo, un movimento poetico che esalta l’essenzialità e l’ambiguità del linguaggio.
Le raccolte più rappresentative di questa fase sono Oboe sommerso (1932) ed Erato e Apollion (1936).
I suoi testi si fanno più oscuri, il lessico si complica, e i temi si concentrano sul dolore, sulla solitudine, sull’angoscia esistenziale, in sintonia con il “male di vivere” tipico anche della poesia di Montale.
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