Sempre cara mi fu quest'erma stanza e questi grandi specchi, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il mondo escludono ma provando e ascoltando, il dolce rumor del gesso, e armoniosi passi, baciati dalla luce che trapassa dalla finestra, io nel pensier mi fingo, ove per poco la mia mente mi abbandone. E come la leggerezza di un salto odo stormir tra queste mura. Io quell'infinita quiete a questa voce vo comparando: e mi sovvien la serenità, la pace e la determinazione, al sentir della musica. Così in questa stanza s'annega il pensier mio: e il ballar m'è dolce su queste mie punte.