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Platform Cap 3 Il sistema dell’informazione - Coggle Diagram
Platform Cap 3
Il sistema dell’informazione
Il punto di partenza di questo capitolo è l’ambivalenza che caratterizza oggi la relazione tra piattaforme digitali e sistema dell’informazione.
Facebook
la piattaforma ha assunto un ruolo centrale nella distribuzione e circolazione delle notizie, ma ha sempre respinto qualsiasi responsabilità editoriale.
L’azienda si è sempre dichiarata un’infrastruttura tecnica, interessata unicamente a “connettere le persone”, non a informarle.
i produttori di contenuti informativi, hanno imparato a sfruttare le piattaforme per distribuire i loro contenuti e monetizzarli.
Questo ha determinato un adattamento delle pratiche giornalistiche ai meccanismi delle piattaforme, che diventano veri e propri ambienti organizzativi
i contenuti vengono modellati per performare bene in base agli algoritmi e alle metriche di engagement.
come cambia il giornalismo all’interno di questo ecosistema?
è ancora possibile mantenere valori fondamentali come l’indipendenza editoriale, la separazione tra contenuto e pubblicità e una copertura ampia e plurale degli eventi?
La piattaformizzazione dell’informazione
Per comprendere l’attuale configurazione del sistema informativo, è utile ripercorrere la sua trasformazione storica, i
In origine, il giornale cartaceo si presentava come un prodotto integrato, che aggregava notizie e pubblicità.
La sua struttura economica si basava sull’equilibrio tra abbonamenti e inserzionisti, entrambi attratti da un pubblico stabile e fidelizzato.
La disaggregazione inizia quando nuove piattaforme, come Craigslist e eBay, sottraggono ai giornali le entrate legate agli annunci economici,
è con l’ascesa di Google e degli altri motori di ricerca che si verifica una frattura ancora più profonda
gli utenti possono accedere direttamente ai singoli articoli, senza passare dalla homepage del giornale.
Questo modifica radicalmente la relazione tra contenuti, pubblico e pubblicità
ogni notizia un prodotto autonomo, che vive o muore in base alla sua capacità di generare traffico e guadagni pubblicitari.
Contemporaneamente, emergono gli aggregatori di notizie (come Google News),
raccolgono contenuti da fonti diverse e li presentano in un’unica interfaccia
Sebbene “riaggregano” ciò che era stato disgregato, spostano il punto di accesso principale all’informazione dalla testata all’aggregatore.
con l’arrivo dei social media come Facebook e Twitter, la dinamica cambia ancora:
chiunque può condividere contenuti da qualsiasi fonte.
La selezione non è più nelle mani degli editori né degli aggregatori, ma di una massa indistinta di utenti, guidati dagli algoritmi
Le piattaforme social funzionano da super-aggregatori, ma con una logica molto più caotica, inclusiva e spesso pericolosa, in quanto non distinguono tra fonti professionali e fonti disinformative.
le piattaforme propongono soluzioni come Instant Articles, Apple News, Twitter Moments
Invece di spingere gli utenti verso i siti originali, le testate portano i propri articoli all’interno delle piattaforme
n apparenza, questo offre maggiore visibilità; in realtà, aumenta la dipendenza delle testate dalle piattaforme, che ora controllano non solo la distribuzione ma anche la monetizzazione e l’analisi dei dati.
Audience quantificate
Nell’ecosistema dell’informazione disaggregato e piattaformizzato, il comportamento degli utenti è diventato un dato misurabile, trasformando le audience in entità quantificate.
Questo processo di datificazione coinvolge sia il modo in cui gli utenti consumano le notizie, sia il modo in cui le testate le producono e distribuiscono.
Storicamente, le testate avevano già strumenti per misurare l’audience, ma con lo sviluppo delle infrastrutture digitalie delle piattaforme, questa attività ha raggiunto un nuovo livello di precisione e pervasività.
Dal punto di vista editoriale, le testate si affidano a software come Chartbeat, NewsWhip, Parse.ly, Outbrain Engage, CrowdTangle,
Questi strumenti servono non solo a tracciare l’engagement, ma anche a guidare le scelte editoriali, modellando titoli, immagini, formati e temi in funzione delle reazioni del pubblico.
questo processo data-driven entra in tensione con i valori dell’indipendenza giornalistica
Le notizie vengono prodotte sempre più per ottenere attenzione, piuttosto che per informare correttamente e in modo equilibrato.
I giornalisti rischiano di diventare esecutori di strategie algoritmiche, adattando il contenuto alla domanda degli utenti anziché alla rilevanza pubblica.
Produzione e distribuzione delle notizie data-driven
Le redazioni digitali come HuffPost e BuzzFeed rappresentano esempi paradigmatici di giornalismo data-driven
HuffPost integra dati in ogni fase della produzione:
L’obiettivo non è solo inseguire la viralità istantanea, ma costruire un’audience stabile, mantenendo i lettori agganciati nel tempo.
BuzzFeed ha invece fondato la sua strategia sull’ottimizzazione della viralità:
Ha trasformato il successo editoriale in una questione scientifica, analizzando le cause della viralità e imparando a predire quali contenuti avranno successo.
La datificazione delle testate tradizionali
la pressione della disaggregazione ha spinto anche queste organizzazioni a ripensare il proprio modello
emerge un modello ibrido
le testate tradizionali cercano di bilanciare le metriche di engagement con la tenuta dei principi giornalistici
Questo è possibile anche perché una parte del loro pubblico è ancora offline o fedele al giornalismo d’approfondimento.
La riorganizzazione del modello di business
Il nuovo ecosistema informativo ha ridefinito la natura del bene da vendere:
non più un giornale intero, ma contenuti isolati, altamente personalizzati e distribuiti attraverso le piattaforme.
I media non sono più protagonisti di un mercato a due versanti (pubblico–inserzionisti), ma operano in mercati multisided, dove le piattaforme mettono in contatto utenti, pubblicitari, creatori di contenuti e algoritmi.
Gli editori possono adottare due strategie
La strategia di network, che mira a reindirizzare gli utenti verso i propri siti tramite link;
Per sottrarsi alla dipendenza economica, alcune testate stanno investendo su modelli di abbonamento con paywall (hard o metered). Questa strategia permette di riaggregare pubblico, contenuto e pubblicità, ma non è sostenibile per tutti.
La strategia nativa, che prevede l’hosting diretto dei contenuti sulle piattaforme (Instant Articles, Apple News, ecc.)
comporta una perdita di controllo sulla relazione con il pubblico: i dati restano alle piattaforme, e le testate diventano fornitori subalterni.
il fenomeno del native advertising
contenuti sponsorizzati che imitano l’aspetto di articoli giornalistici
Sebbene redditizio, questo formato confonde gli utenti e mette a rischio l’integrità dell’informazione
Le ricerche mostrano che la maggior parte degli utenti non distingue il branded content dalla vera informazione.
La curatela dei contenuti
Le strategie di selezione dei contenuti
Nel sistema giornalistico tradizionale, la selezione dei contenuti era il cuore dell’attività editoriale.
Oggi, invece, la curatela è algoritmica, guidata da logiche di personalizzazione e viralità.
Facebook, per esempio, rifiuta esplicitamente di definirsi un media, pur influenzando profondamente quali contenuti vengono mostrati.
Le modifiche agli algoritmi del News Feed possono far crollare il traffico di una testata da un giorno all’altro.
e piattaforme privilegiano contenuti emotivi, virali e facilmente condivisibili, e questa dinamica premia la disinformazione, che spesso si diffonde più velocemente delle notizie verificate.
Gli editori si adattano a questi criteri:
quelli nativi digitali ottimizzano ogni aspetto per la piattaforma, producendo grandi volumi di contenuti sperando che alcuni diventino virali.
Le testate tradizionali, invece, cercano un equilibrio tra infotainment e giornalismo investigativo, pur essendo costrette a tagliare risorse editoriali e personale.
La curatela dei contenuti in un contesto democratico
Le piattaforme selezionano contenuti con la stessa logica, che si tratti di giornalismo, intrattenimento o disinformazione.
contenuti emozionali, specie quelli falsi, si diffondono meglio perché generano reazioni intense
Anche se le testate continuano a produrre hard news, la loro visibilità è limitata, e spesso sono eclissate da video virali, meme o fake news.
Questo è il risultato di un sistema informativo frammentato, dove l’informazione viene consumata in forma disaggregata e non come pacchetto coerente.
Facebook e Google hanno avviato iniziative di contrasto alla disinformazione (fact-checking, trasparenza, collaborazione con inserzionisti), ma per molti critici non è sufficiente
Le piattaforme devono assumersi responsabilità editoriali proporzionate al potere che esercitano,
Per salvaguardare un processo informativo democratico, è necessaria una governance trasparente e partecipata della curatela dei contenuti.
Anche la Commissione Europea sottolinea l’importanza di trasparenza, alfabetizzazione mediatica, ricerca permanente e tutela della diversità dell’ecosistema informativo europeo.