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ALTARE DI ZEUS SOTER E ATHENA NIKEPHOROS - Coggle Diagram
ALTARE DI ZEUS SOTER E ATHENA NIKEPHOROS
Pergamo, sulle coste egèe dell'Asia Minore, è la capitale di un regno ellenistico, governato dalla dinastia degli Attàlidi
diventa in poco tempo un importante centro della cultura e dell'arte ellenistiche
nasce qui uno stile forte, ricco di pàhos e monumentale
proprio a Pergamo, tra il 166 e il 156 a.C. viene edificato il grande altare dedicato a Zeus Sotèr (salvatore)
e Athena Nikephòros (portatrice di vittoria)
l'edificio celebra la fine della guerra contro i Gàlati conclusa con la definitiva vittoria di Pergamo
la parte anteriore dell'altare è stata ricostruita al Pergamonmuseum di Berlino
l'altare ha forma quadrangolare con un lato occupato da un'ampia gradinata
in origine l'altare era costruito sui terrazzamenti dell'acròpoli di Pergamo e dominava l'intera città
su i lati dell'altare e alla scalinata vi sono grandi sculture con scene della Gigantomachia: mitica lotta dei giganti
le sculture, ad altorilievo, sono realizzate con grande realismo nei corpi e nei gesti
infatti le sculture, che rappresentano essere divini o semidivini, dominano tutto l'altare dedicato alla decorazione e invadono anche la scalinata
che è lo spazio riservato agli uomini
personaggi mitici e dalla forma di serpente o dalla testa a forma di leone si appoggiano sulla scalinata con le mani, i piedi e le ginocchia
per coinvolgere nella loro lotta ance gli uomini
LAOCOONTE
il gruppo del Laocoònte proviene dall'isola di Rodi, ma è stato rinvenuto a Roma nei pressi della Domus Aurea
l'opera illustra uno dei più importanti episodi della guerra di Troia
per entrare a Troia gli Achei avevano costruito un cavallo di legno e si erano nascosti al suo interno
Laocoònte, sacerdote troiano di Apollo, aveva cercato di impedire che il cavallo di legno
abbandonato di fronte alle mura della città, fosse introdotto a Troia
Athena, desiderosa di distruggere Troia, per punirlo fa uscire dal mare due serpenti che stritolano Laocoònte e i suoi due figli
le tre statue che compongono l'opera sono state realizzate da tre diversi artisti: Agèsandros, Athenòdoros e Polydoros