A inizio trasmissione l'attore Paolo Ferrari, nelle vesti di direttore del "giallo club", riceve tre candidati, tre appassionati di gialli, e li "sottopone a una serie di test, giochi, quintetti per scegliere chi è il più in gamba". Una volta scelto il concorrente, il quiz lascia poi lo spazio al giallo e alla rappresentazione della vicenda finché "ad un certo punto, quando tutti gli elementi per scoprire il colpevole sono stati forniti, viene interrotta, per cinque minuti, duranti i quali i preconcorrenti potranno veramente dare prova, delle loro qualità poliziesche"
raccolta la risposta del concorrente, la vicenda può riprendere fino al suo scioglimento; la soluzione non la conosce nessuno, ma la conoscono soltanto gli autori e l'attore che deve comunicare
giallo club nasce dall'idea di riporre, attraverso il linguaggio televisivo, quell'avviso al lettore posto poco prima dello svelamento dell'enigma in alcuni romanzi polizieschi di Ellery Queen. Il fruitore e appassionato di gialli ha dunque la possibilità di vestire al contempo i panni di spettatore e concorrente o, per utilizzare le parole del "radiocorriere", "precorrente"
Giallo club ha però più legami con trasmissioni come "Telematch" e, in particolare, con il gioco "fuori il colpevole". Nel 1959 già in crisi, non passa inosservata alla critica; quest'ultima, infatti, si scaglia a più riprese contro il quiz di Giuseppe Aldo Rossi, Mario Casacci e Alberto Ciambricco, contro un genere che "mal si addice al video", specie se costretto nei limiti obbligati di un andamento scientifico. La fortuna della trasmissione, ce lo dimostrano le critiche dell'epoca, è senz'altro da attribuire al suo indiscusso protagonista: il tenente Sheridan
Sheridan è forse un caso emblematico poiché la sua domesticaficazione riguarda al contempo il processo di italianizzazione, ma ha a che vedere anche con la sua natura di divo televisivo, di star "domestica". Con il caso di Ray si giunge a un vero e proprio predominio del personaggio sull'attore. Il tech bianco diviene una sorta di metonimia, una vera e propria divisa del personaggio televisivo
Nel caso di Sheridan\Lay la supremazia del ruolo sull'attore raggiunge livelli parossistici, come testimoniano diversi aneddoti: dal pregiudicato che si consegnò speontanemenate all'attore, passando per i garzoni del bar che preparano un espresso al tenente
nel caso Sheridan noto al pubblico, nasce sul set di un celebre sceneggiato "giallo". Il personaggio creato dalla penna di Simenon ha avuto, interpreti molto differenti. Secondo i commentatori dell'epoca Gino Cervi sembra avere tutte le "carte in regola per sostenere e magari vincere il confronto. E il grande successo di pubblico deriva probabilmente proprio dalle interpretazioni dell'attore nei panni di un Sheridan dalla "componente campagnola", dalla ruvidità e popolarità
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