Tirteo poeta spartano del VII secolo a.C. canta con le sue poesie le virtù militari degli spartiati.
A trent’anni gli spartiati erano autorizzati a non vivere più in caserma, ma in una casa insieme alla propria famiglia. Ricevevano inoltre dalla polis delle terre e gli iloti che le avrebbero coltivate. I terreni e gli schiavi restavano però di proprietà dello Stato: in questo modo si cercava di evitare disparità fra gli spartiati, che si definivano “gli uguali”.
Almeno una volta al giorno gli spartiati si ritrovavano per consumare assieme un pasto. Questi pasti, detti sissìzi, servivano a cementare i legami sociali e a controllare che il comportamento di ciascuno fosse quello di un buon soldato, ossia che nessuno esagerasse con il cibo o il vino. Le pietanze erano molto frugali: pane d’orzo, fichi, formaggio, acqua, poco vino e una minestrasangue e carne di maiale chiamata “brodo nero”, rinomata nel resto della Grecia per il suo pessimo sapore.