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LA VITA DI DANTE ALIGHIERI - Coggle Diagram
LA VITA DI DANTE ALIGHIERI
Nel 1295 si iscrive all'Arte dei medici e degli Speziali: inizia la partecipazione alla vita politica di Firenze che lo porterà al priorato, massima magistratura cittadina, nel 1300.
Si reca a Roma per il Giubileo e l'anno successivo intraprende l'attività diplomatica: è in missione presso Bonifacio VIII quando i Guelfi Neri si impadroniscono di Firenze. Dante è condannato in contumacia.
Negli anni dell'esilio è ospite di varie corti italiane, presso signori come Cangrande della Scala a Verona, Guido dei conti Guidi a Poppi nel Casentino e, in ultimo, Guido Novello da Polenta a Ravenna.
Tra il 1310 e il 1311 incontra l'imperatore Enrico VII forse a Milano, la cui morte però nel 1313 segna per Dante la perdita di ogni speranza di poter rientrare a Firenze.
Nasce a Firenze nel 1265 da una famiglia guelfa della piccola nobiltà fiorentina. Pare che il padre Alighiero II, fosse un cambiavalute, mestiere riprovevole per l'epoca.
Studia a Firenze, città ricca di stimoli, crogiolo di tradizione, ma anche sede di rinnovamento. Siamo agli albori dello Stilnovo.
Scrive la Vita Nuova (1292/94) l'opera in cui seleziona, raccoglie e organizza i componenti dei primi anni.
Nella Vita Nuova compare per la prima volta la figura di Beatrice, che incontra quando è ancora fanciullo.
I biografi identificano Beatrice in una certa donna Bice, figlia del banchiere Folco Portinari. E molto piu probabile che la Beatrice di Dante sia un mito geografico.
Sconvolto dalla morte di Beatrice, nel 1290, cerca conforto nella filosofia.
Superata l'esperienza dello Stilnovo, si sente pronto per sperimentare nuovi orizzonti letterari.
Nel 1295, viene eletto Capitano del Popolo al Consiglio dei Trentasei e, nel 1296, al Consiglio dei Cento.
L'impegno politico di Dante si concretizza dopo la cacciata di Giano della Bella, gonfaloniere di Giustizia tra il 1293 e il 1295, che aveva imposto alcuni Ordinamenti di Giustizia miranti a escludere i nobili dalla vita politica.
Nel 1300 siede al Collegio dei Priori quando deve prendere una decisione grave: mandare in esilio i principali esponenti dei guelfi neri e dei guelfi bianchi, protagonisti di violenti scontri.
A seguito della decisione, vede andare in esilio alcuni dei suoi più cari amici: Forese Donati e Guido Cavalcanti, che morirà di lì a poco conseguentemente alla condanna.
Nel 1301, a seguito del rovesciamento del governo da parte dei guelfi neri, è condannato:
-dapprima all'esilio per due anni e all'interdizione perpetua dalla vita politica
-successivamente a morte in contumacia e confisca dei beni.
E non tornerà mai più nella sua città.
A seguito della condizione di esiliato, va alla ricerca di potenti mecenati in grado di offrirgli sostegno economico e protezione. Dalla Toscana si sposta nel Nord Italia, fa tappa a Verona, Treviso, Padova.
Sente l'esigenza di consolidare la propria fama di studioso eccellente. Tra il 1304 e il 1308 compone il Convivio e il De vulgari eloquentia e inizia a impostare la Commedia.
Peregrinando per l'Italia, ne tocca con mano la frammentata situazione politica, che sfocia in conflitti e lotte fratricide.
Nel 1308 ripone grandi speranze nella discesa in Italia di Arrigo VII di Lussemburgo, che vede come possibile risolutore della drammatica situazione italiana e iniziò subito dopo a scrivere le Epistole e il De monarchia.
A seguito della morte di Arrigo VII, nel 1313, raggiunge Verona, ospite di Cangrande della Scala.
Diventa precursore del legame che si verrà sempre di più a creare tra potere e letterati, obbligati a ricercare favore e protezione da influenti signori.
Tra il 1318 e il 1321 si sposta a Ravenna, presso Guido Novello da Polenta.
Nel 1321, mentre si trova a Venezia per il conto di Guido Novello, contare la febbre malarica: rientrato a Ravenna, vi muore tra il 13 e il 14 settembre 1321.