Il romanzo divenne il genere letterario più popolare. Insieme alla novella, esso rispondeva alle esigenze di realismo tipi che del tempo. I modelli ai quali si ispirò il romanzo italiano furono i francesi Balzac e Zola, e l’inglese Dickens, che risultava più masticabile per i borghesi bempensanti per la rappresentazione non eccessivamente cruda della realtà (che era invece tipica di Zola). Altro importante modello fu Paul Bourget, fondatore del romanzo psicologico e suo massimo esponente insieme ai russi Tolstoj e Dostoievskij. Punto di riferimento fu inoltre il francese Fleubert, che nei suoi romanzi ridicolizzava il ceto borghese. Accanto al romanzo “intellettuale” si diffuse il romanzo “di consumo”, che si caratterizzava per una trama articolata e ricca di colpi di scena, per personaggi dalla psicologia elementare e per un linguaggio semplice e banale, costituito da forme ripetitive. Si diffuse inoltre il romanzo femminile, che talvolta presentava al suo interno tematiche femministe: tra le più importati scrittrici italiane del tempo ricordiamo Sibilla Aleramo, che pubblicò il romanzo “Una donna”, Neera e la Marchesa Colombi. Si sviluppò anche la latteratura per ragazzi, i cui massimi esponenti furono Edmondo de Amicis che pubblicò il libro “Cuore”, Carlo Collodi che scrisse “Pinocchio, ed Emilio Salgari che creò personaggi del calibro di Sandokan e del Corsaro Nero. Questi libri erano da un lato finalizzati alla diffusione di un codice di valori condivisi che stimolasse, fin da piccoli, ala coesione nazionale, ma, dall’altro, trasmettevano un messaggio educativo anticonformista, che mostrava simpatie per la monelleria e la ribellione.