Differenze tra paesi e andamento negli ultimi decenni: i tassi di occupazione femminile in Italia restano contenuti e più bassi che nella maggior parte degli altri paesi. Nel 2019, pur essendo cresciuto, si attesta intorno al 50% al di sotto di paesi ad alta occupazione femminile: Norvegia, Germania, Giappone, Gran Bretagna. Livello occupazione in Italia al di sotto della soglia del 60% di occupazione femminile che era l'obiettivo da raggiungere entro il 2010. Siamo di fronte a modalità di organizzazione della vita quotidiana delle famiglie, di formazione del bilancio, ruoli di genere femminile diversi.In tutti i paesi, con intensità diversa, la presenza e il numero di figli condizionano fortemente la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Nei paesi scandinavi, Olanda, Portogallo, Francia, Belgio e alcuni paesi dell'Europa dell'Est solo l'arrivo del terzo figlio condiziona in negativo la partecipazione delle madri. L'età dei figli condiziona il tipo di partecipazione delle madri. Viceversa aumenta la probabilità di essere occupato per i padri. Ogni anno in Italia 20% di donne lascia il lavoro per motivi familiari e secondo i dati dell'Ispettorato del lavoro le donne che lasciano per questi motivi sono oltre il 70% di tutti coloro che si dimettono volontariamente. A seguito del progressivo aumento della scolarità femminile e dell'indebolimento del legame matrimoniale, il gruppo di donne che ha aumentato i propri tassi di partecipazione è quello delle madri con figli piccoli. Importante analizzare i modelli di partecipazione delle donne nel mercato del lavoro nelle varie fasi del corso di vita.
Le donne gestiscono l'interferenza tra lavoro remunerato e responsabilità familiari nel corso della vita. Negli anni '70 Jessie Barnard ha individuato otto modi di combinare lavoro remunerato e lavoro familiare lungo il ciclo di vita da parte delle donne statunitensi: dal dividere nettamente i due lavorando solo prima di avere i figli, al posporre l'entrata del lavoro in connessione con le fasi del ciclo familiare, fino al modello di compresenza dei due tempi e sfere di lavoro. Un'analisi per coorti della partecipazione femminile al mercato del lavoro in Italia a partire dagli anni '80 del '900: prevalere il modello della continuità e della discontinuità sequenziale con grosse differenze territoriali, di istruzione, di posizione professionale.