Premessa metodologica: studio esplorativo con l'obiettivo di analizzare il punto di vista di genitori a cui sono state imposte una serie di condotte nell'esercizio della loro genitorialità. Loro sono "involuntary clients" ed è stata adottata una prospettiva interazionista della devianza. L'obiettivo era cogliere il senso che i genitori attribuiscono al loro rapporto con i Servizi evidenziandone le definizioni della situazione. Il campionamento è avvenuto adottando una strategia che ha permesso di arrivare ai soggetti evitando i canali istituzionali, traccia di intervista semi-strutturata. Due donne a cui è stato tolto il bambino, seguite dai servizi per dipendenza da droghe, parto in astinenza. La medicalizzazione del consumo di sostanze è la cornice interpretativa dominante, riferimento al DSM.
Visione positivista: la malattia è un processo biologico secondo una serie di fasi naturali, si isola la carriera del deviante dalle altre traiettorie del corso di vita e dal contesto storico-sociale: lo sviluppo della carriera deviante sarà caratterizzato da un susseguirsi di fasi che condurranno l'individuo verso un determinato stato della malattia nel quale vi sarà una compromissione della capacità di adempiere a determinate aspettative di ruolo. Medicalizzando la devianza si ignorano i fattori sociali che concorrono a strutturare le carriere devianti nel tempo e si rischia di considerare la compromissione dei funzionamenti sociali del soggetto come un prodotto della malattia del cervello.
Visione costruttivista: adotta la prospettiva del corso di vita, le carriere possono essere comprese meglio se ci si riferisce all'interdipendenza tra le diverse traiettorie, tra le diverse persone, al ruolo della storia e dei fattori sociali nel modellare le carriere. Le carriere devianti sono socialmente costruite. Conta anche il contesto sociale in cui l'individuo è collocato e il contesto in cui avviene il consumo, le modalità d'uso della sostanza, il tipo di reazione sociale, il capitale sociale di cui dispone, lo status giuridico della sostanza.
Gli studi sui consumatori hanno dimostrato come le carriere siano socialmente costruite, la compromissione della funzionalità sociale di un soggetto non è l'esito inevitabile della sua tossicodipendenza ma una costruzione sociale: i problemi connessi all'uso di sostanze psicoattive non risiedono nell'individuo ma rimandano all'interazione del soggetto con il suo ambiente di vita. L'uso del DSM quando un tossicodipendente varca la soglia di un servizio è già preceduto da un'etichetta diagnostica.