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Le avanguardie storiche-pag.363 - Coggle Diagram
Le avanguardie storiche-pag.363
Le avanguardie estremizzavano
l'opposizione ai valori borghesi espressa dai simbolisti e dei decadenti ma ne traevano conseguenze molto differenti.
Infatti si ponevano
di fronte alle sfide della modernità non con un senso di smarrimento e di esclusione, ma con la volontà di adeguare il proprio linguaggio artistico ai ritmi e alle pratiche della civiltà tecnologica.
Questi nuovi movimenti culturali assegnarono
all'arte un ruolo molto diverso dal valore puro, dal carattere aristocratico, dal distacco della contemplazione estetica e dal culto della bellezza.
A loro giudizio, infatti, l'arte doveva
scuotere, spingere all'azione, scatenare energie.
Il suo compito era
sconvolgere il pubblico e suscitare la sua attiva partecipazione.
Con questo approccio, le avanguardie sostennero
una concezione integrale dell'arte, identificandola con la vita stessa.
I principali movimenti avanguardisti del primo novecento- successivamente detti
"Avanguardie storiche" per distinguerli dalle Neoavanguardie degli anni sessanta-furono il futurismo, l'espressionismo, il dadaismo e il surrealismo.
Essi ebbero
alcune caratteristiche comuni
la formazione di gruppi di artisti
(musicisti, pittori, registri, poeti e scrittori), spesso organizzati intorno a un programma esplicitato con la redazione di un manifesto, che conteneva principi e canoni del nuovo movimento.
il legame con movimenti politici
come l'anarchismo e il comunismo (futuristi russi, surrealisti francesi) o il fascismo (futuristi italiani).
la ricerca sperimentale
con lo sconvolgimento della logica tradizionale, la scomposizione dei rapporti "normali" tra le cose, l'invenzione di nuove strutture poetiche e narrative.
L'espressionismo nacque
all'inizio del XX secolo in area austro-tedesco come reazione alla situazione sociopolitica della Germania di Guglielmo II e dell' Impero asburgico, il cui militarismo preannunciava l'imminente guerra, e come desiderio di rifondazione dell'umanità.
Il termine indicava
in Germania un gruppo di pittori i cui caratteri stilistici erano i colori violenti e la deformazione delle figure e che affrontavano temi come la solitudine dell'individuo nella metropoli moderna, la disgregazione dell'io, la perdita d'identità.
In letteratura l'espressionismo non diede
vita a un manifesto programmatico, ma i suoi rappresentanti ebbero in comune un linguaggio violentemente espressivo, dai toni di crudo realismo.
Sul piano formale questo atteggiamento si manifesta attraverso
liriche caratterizzate dall'eliminazione dei nessi logico-sintattici, da accostamenti contrastanti, dalla prevalenza di verbi che indicano urlo e lacerazione.
È una
scrittura che deforma la realtà e rompe le tradizionali strutture comunicative per dare spazio alla forte tensione interiore e all'esasperazione emotiva.
Il poeta più rappresentativo dell'espressionismo
è l'austriaco Georg Trakl (1887-1914), i cui versi esprimono la paura e l'orrore della guerra e la perdita di riferimenti in un mondo segnato dall'angoscia.
In Italia sono
vicine all'espressionismo le liriche di alcuni vocioni come Clemente Rebora e Dino Campana e la narrativa di Federigo Tozzi.