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La Penisola italiana nel Seicento
In Italia l'economia si trasforma
Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, alcune attività iniziarono a entrare in crisi.
Le nuove rotte mercantili nell' Atlantico e verso l'Asia fecero perdere l'importanza a quelle nel Mediterraneo.
Il settore manifatturiero subì la concorrenza dell' Inghilterra e l' Olanda
Ci furono state devastazioni a causa di guerre e epidemie peste.
Il calo demografico limitò la richiesta di cereali e, pertanto, si incrementarono altre colture, come il gelso lo usarono anche per l'allevamento del baco da seta.
La spagna governa molti territori
Gli spagnoli non imposero tributi troppo alti per guadagnare il consenso e prevenire rivolte, però, nei territori del meridione le tasse erano elevate.
Per controllare queste zone gli spagnoli si allearono con i signori feudali chiamati baroni, che aproffitarono il loro potere per estendere i propri lattifondi.
Verso la metà del Seicento nelle città meridionali come Napoli e Messina, si susseguirono rivolte popolari.
La spagna controllava il ducato di Milano e i regni di Napoli, Sicilia e Sardegna, ma anche i ducati di Mantova, Ferrara e Parma e Piacenza.
Il ducato di Savoia e Venezia hanno sorti diverse
La pace di Cateau-Cambrèsis aveva permesso a Emanuele Filiberto di Savoia di riottenere l'indipendenza del suo ducato.
L'ambiziosa politica espansionistica di Carlo Emanuele I portò all'annessione alcune zone del Monferrato.
Carlo Emanuele II assicurò al ducato una ripresa economica e rafforzò il proprio potere su basi assolutistiche.
I traffichi mercantili diminuirono a Venezia a causa sia delle nuove rotte commerciali sia per l'espansione ottomana. Venezia tentò di dare impulso allo sviluppo agricolo.
I papi promuovono l'arte
ma non l'economia
Alla fine del Cinquecento lo Stato della Chiesa si era ingrandito con l'integrazione dei Ducati di Ferrara e di Urbino.
Roma viveva un momento di splendore artistico e culturale, grazie al sostegno del mecenatismo nella creazione di numerosi capolavori dell' arte barocca.
Il settore agricolo si indebolì, mentre gran parte dei terreni erano lasciati a pascolo. Per questo motivo, si arricchivano soltanto i proprietari terrieri, mentre braccianti e pastori erano sempre più poveri.
Alla ricchezza di Roma corrispondeva la miseria delle campagne: qui i latifondi erano coltivati in modo irregolare.
In Toscana l'economia è arretrata
Nel 1530 fu istituito il ducato di Firenze, che nel 1569, divenne il Granducato di Toscana per volontà di papa Pio V.
La produzione manifatturiera fiorentina fu danneggiata dalla concorrenza inglese e olandese, mentre l'agricoltura rimase arretrata, a causa del contratto di mezzadria.
Soltanto la realizzazione a Livorno di un importante porto franco, produsse conseguenze positive per l'economia del Granducato.
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