La metafisica è un tipo di movimento chiuso e che fa percepire paura ed inquietudine, perchè i suoi artisti avevano paura della guerra.
Caratterizzata da estensioni di colore ampie e contrastanti, dal particolare rilievo tridimensionale con cui corpi sono costruiti nello spazio,tale pittura è metafisica perché capace di gettare sulle cose una luce e un significato ultraterreni.
I metafisici hanno un modo di dipingere molto diverso dagli altri artisti, i metafisici, infatti rappresentano cose impossibili da provare scientificamente,opere silenziose per sfuggire al rumore della guerra, ombre inesistenti o sbagliate e manichini al posto delle persone per simboleggiare il silenzio e la meditazione.
Tutto questo però era fatto consciemente dal pittore che voleva rappresentare le proprie emozioni durante quel periodo straziante dove molte persone morirono, soprattutto giovani innocenti.
La metafisica è una pittura che riprende molto il periodo classico, molte opere hanno all'interno colonne classiche o elementi che riportano il pensiero all'antichità greca e romana.
Artisti principali
Carlo Carrà
Carrà concepiva i suoi quadri come immagini dinamiche ma allo stesso tempo non soltanto limitate a dare la sensazione di movimento, destinate attraverso il colore, a eliminare la legge fissa di gravità dei corpi.
Carlo Carrà è stato un artista molto strano, perchè fu uno dei pittori futuristi che esaltavano la guerra e odiavano il passsato, mentre, dopo aver visto gli orrori della battaglia, diventò un artista metafisico che utilizzava molto particolari che riprendevano il classicismo.
Opere
La musa metafisica
Nella grande e profonda stanza priva di vita gli oggetti sono disposti e rappresentanti con prospettive diverse. Il grande manichino dipinto ne La musa metafisica di Carlo Carrà sembra animare lo spazio nonostante sua presenza statuaria. Descrizione della musa metafisica:Un’enorme manichino è poggiato in primo piano su di una base quadrata. Raffigura una giocatrice di tennis con la racchetta nella mano destra e la palla nella mano sinistra. Indossa un golfino chiuso con il primo bottone sul davanti. Una cintura stringe la gonna dalle molte pieghe. La testa, è appunto, rappresentata da quella di un manichino da sartoria. L’apparenza è quella di una statua in gesso. A terra appoggiato, vi è un plastico che riproduce una parte di terra che confina con il mare punto su di un angolo è rappresentato un bersaglio.Un prisma colorato è incastrato sul fondo della stanza. Alla sua destra vi sono dei pannelli verticali che raffigurano architetture disegnate. Al fondo della stanza un muro è interrotto, a sinistra, da un’apertura e a destra si vede una croce che pare un puntatore. Lateralmente vi sono delle pareti e su quella di destra un’apertura dalla quale si intravede un fondo oscuro. Il pavimento pare un palcoscenico in legno. I colori che Carrà usa sono puliti e intensi: grigio per i muri e il soffitto, nero per le aperture in secondo piano, ocra per pavimento, base del manichino ed altri dettagli, biano per il manichino(con i chiaroscuri grigi), ma in mezzo a queste tonalità spiccano subito il rosso e il verde del prisma. La luce arriva da destra, Carrà usa una prospettiva classica e lineare, ifatti:il suo andamento è suggerito dalle linee del pavimento ed il punto di fuga della scena è il centro della croce sul muro in fondo, ma nonostante questo nel quadro ci sono inganni ottici.
Le figlie di Loth
Un dipinto enigmatico e lontano dalla rappresentazione tradizionale del soggetto. L’opera intitolata Le figlie di Loth di Carlo Carrà è considerata un importante passaggio dalla Metafisica al Realismo Magico degli anni Venti del Novecento. Descrizione delle figlie di Loth:Due giovani donne si confrontano di fronte alla facciata di una casa. La ragazza di sinistra è in piedi sulla soglia mentre l’altra a destra è inginocchiata. A terra è poggiato un bastone da viaggio appartenente alla giovane. Tra di loro un cane corre ad accogliere la ragazza. La scena si svolge su di un lastricato sul quale a destra si erge una base classica. Oltre il cortile si sviluppa poi un paesaggio con due colline pietrose. Dietro ad una di esse si intravede una rotonda.
Significato:Le figlie di Loth di Carlo Carrà cita un episodio biblico (Genesi 13,10). Loth era nipote di Abramo e figlio di Haran. La famiglia di Loth stabilita a Sodoma fugge in seguito alla furia divina che distrugge la loro città. La moglie durante la fuga si voltò e fu trasformata in una statua di sale. Sopravvissero le figlie e il padre. Per far fronte alla necessità di riprodursi le figlie ubriacano il padre per potersi congiungere con lui. Da questi atti nacquero i figli Moab e Ammon, capostipiti dei Moabiti e degli Ammoniti.
Giorgio Morandi
Il giovane artista dell’Accademia di Belle arti di Bologna si avvicinò in un primo momento al futurismo che però abbondò precocemente. Le tele dell’artista raffigurano principalmente paesaggi, soprattutto quello di Grizzana, paesino emiliano a cui fu molto affezionato, ma anche fiori e nature morte.
La scelta di Morandi di dedicarsi quasi esclusivamente a questi soggetti derivò dal fatto che il pittore orientò la propria arte verso uno studio analitico e meditativo degli elementi raffigurati tramite minime variazioni cromatiche e spaziali. L’artista all’inizio degli anni Venti del Novecento ebbe anche un breve avvicinamento al linguaggio artistico di Giorgio De Chirico e Carlo Carrà, periodo in cui nacquero tele dal sapore metafisico. Nonostante l’isolamento e il carattere un po’ introverso, Morandi coltivò rapporti d’amicizia con critici, artisti e direttori dei musei, che gli consentirono di essere uno degli artisti più apprezzati all’esterno.
Opere
Cortile di Via Fondazza
Cortile di via Fondazza di Giorgio Morandi è la veduta di un angolo abitato dell’artista conosciuto per le sue nature morte. Descrizione del cortile di via Fondazza di Giorgio Morandi:Nel dipinto di Giorgio Morandi compare una piccola porzione di veduta urbana a destra dell’opera. A sinistra invece è dipinta una parete e quindi una sottile linea sulla quale sono raffigurati due infissi.I paesaggi sono poi dipinti con altrettanta misura compositiva. I volumi delle case rappresentano inoltre delle forme solide con le quali l’artista ottiene l’equilibrio dell’opera. Nel dipinto le varie superfici sono ottenute con pennellate pastose e amalgamate. Si formano quindi volumi plastici definiti da un leggero chiaroscuro. La veduta preseta colori chiarissimi e caldi. Nella parte bassa a destra prevalgono alcuni toni di verde chiaro, mentre in alto il cielo è di un debole azzurro grigio.
Zinnie in un vaso
Zinnie in un vaso di Giorgio Morandi è un’acquaforte del maestro noto per le sue nature morte dall’equilibrio attento e dai colori minimali.All’interno di un vaso basso e stretto è raccolto un grande mazzo di Zinne.
La rappresentazione è stata realizzata a matita utilizzando forti chiaroscuri per le ombre e linee sparse perindicare il colore.
Giorgio De Chirico
Secondo De Chirico, la Metafisica è l'arte che esprime l'essenza intima della realtà, una realtà che viene interpretata e non descritta anche quando sembra assumere forme naturalistiche. De Chirico inaugurò la pittura metafisica già nel 1909, anno in cui nacque il Futurismo. De Chirico è considerato il padre della pittura metafisica, che nasceva come reazione alle avanguardie cubiste e futuriste e si pose come una delle esperienze più innovative della prima parte del secolo.
De Chirico oggi è noto soprattutto per le opere realizzate nella prima parte della sua carriera: fu infatti un artista molto longevo (visse novant’anni), ma sono soprattutto le opere degli anni Dieci, Venti e Trenta quelle più conosciute. Opere che appaiono come sospese, percorse da visioni sulle quali si muovono simboli misteriosi e personaggi sfuggenti.
Opere
Le muse inquietanti
Le Muse inquietanti è il titolo di un famoso dipinto di Giorgio De Chirico nel quale sono presenti tutte le tematiche che caratterizzano la pittura Metafisica. I manichini rappresentano una citazione classica. La piazza deserta, sulla quale si affacciano una fabbrica e il castello di Ferrara crea un ponte inquietante tra passato e presente.
Descrizione delle muse inquietanti:Una grande piazza è raffigurata nel dipinto Le Muse inquietanti di De Chirico come un palcoscenico teatrale. Infatti, il pavimento è costituito da assi di legno disposte ortogonalmente al bordo orizzontale del dipinto. L’effetto infatti è quello di un palco inclinato verso il pubblico e rialzato verso il fondo. In primo piano, a sinistra, De Chirico ha dipinto una strana figura composta da un basamento circolare, il fusto di una colonna un busto scolpito e coperto da una tunica e la testa di un manichino da sartoria. A destra, invece, si trova un’altra forma che ricorda una persona seduta.L’abito scende a terra formando quattro pieghe che ricordano il fusto della colonna di sinistra. Le parti che rappresentano le braccia, poi, sono unite sulle gambe e sembrano conserte. Il torace, infine, è aperto e mostra un’apertura scura mentre al posto della testa vi è il pomello di un manichino. Ad indicare che si tratta di uno strumento da sartoria vi sono le impunture tratteggiate lungo la struttura. Di fronte ad esso una scatola decorata con forme triangolari è dipinta in obliquo.Tra i due manichini si trova un palo infisso sulle assi. Appoggiata alla statua seduta, alla sua destra, si trova una maschera tribale. In secondo piano, più arretrata si può osservare una terza statua, in ombra, con fattezze umane ma con la stessa testa arrotondata. Sul fondo, si riconoscono il castello estense di Ferrara, a destra. Sulla sinistra invece, si riconosce una fabbrica con due ciminiere. La raffigurazione è ricca di particolari, con la prospettiva che guida lo sguardo in profondità. Anche la stesura del colore è data secondo le regole tradizionalo, con ombre e luci che danno rilievo alle figure.
Canto d'amore
Piazze deserte e oggetti decontestualizzati, enormi e presi in prestito dall’antichità classica. Il Canto d’amore di Giorgio de Chirico propose una nuova poetica dello spazio recuperando l’immobilità e la tradizione. Descrizione del canto d'amore:Le esperienze delle avanguardie artistiche cominciarono ad esaurirsi alle soglie della prima guerra mondiale. Uno degli artisti italiani che propose una nuova poetica per ripartire con nuovo entusiasmo fu Giorgio De Chirico. L’artista si pose, da subito, in contrasto con le idee dei futuristi. De Chirico, infatti, riabilitò la tradizione classica e il valore delle opere custodite nei musei. Riprese ad utilizzare la prospettiva geometrica per costruire lo spazio e, infine, creò figure immobili e senza tempo. Dal 1913 De Chirico rappresentò scenari architettonici deserti e affollati di oggetti dal valore simbolico. Nel dipinto Il Canto d’amore il calco classico dell’Apollo del Belvedere è appeso alla parete esterna di un grande edificio. Accanto ad esso, a destra, un chiodo fissa alla muratura un enorme guanto di plastica. Sul piano stradale una grande palla è immobile in primo piano. A destra un tratto di colonnato si sviluppa in altezza con murature vuote. A sinistra, infine, dietro ad un muretto a mattoni transita un treno sbuffante vapore. L'illuminazione proviene da destra e crea ombre lunghe e nette che assumono un valore narrativo.