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NOVEMBRE
Giovanni Pascoli, Analizziamo le strofe..., LA BELLEZZA DELLA…
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Analizziamo le strofe...
1) Nella prima strofa compare inizialmente un’immagine primaverile (“gemmea l’aria” – il sole splende limpido), rappresentando una giornata luminosa nel mese di novembre, durante la cosiddetta “estate di San Martino”.
2) Tuttavia, ciò che il poeta intende realmente esprimere è la fugace illusione della felicità.
3) Nella splendida giornata autunnale, la luce del sole e l’aria tersa per un attimo fanno credere che sia primavera. Ma subito ci si rende conto che la vegetazione è secca e spoglia, come si deduce dall’apertura della seconda strofa.
4) Si cerca invano di scorgere alberi fioriti e di percepire il profumo intenso del biancospino, ma tutto si rivela un’illusione.
5) Infatti, Pascoli introduce la strofa con un “Ma”, che segna un brusco ribaltamento della situazione precedente: il ritorno alla realtà dopo l’inganno della dolcezza primaverile, lasciando spazio alla delusione.
6) Ciò è evidenziato dalle parole chiave "secco – stecchite – nere – vuoto – cavo", le quali danno la sensazione di vuoto, di silenzio.
7) Nella terza strofa viene confermata la realtà di morte, infatti, la poesia si conclude con la parola “morti”, preceduta da parole chiave (campo semantico della morte dalla seconda strofa) che contengono un significato di vuoto, solitudine: “silenzio – solo – lontano – fragile - fredda” .
LA BELLEZZA DELLA VITA
1) "Novembre" è una delle poesie più suggestive di tutta l’opera di Pascoli. Come molte altre poesie della raccolta Myricae, anche questa, più che descrivere la natura in un momento preciso, come il titolo potrebbe far pensare, cerca di coglierne il significato più profondo.
2) Il poeta vede nella natura un messaggio legato alla morte, oppure un senso di fragilità, precarietà e vuoto.
3) In questa poesia, Pascoli mette a confronto due elementi fondamentali: la bellezza della vita e il mistero della morte.
4) La meraviglia della vita si percepisce perché è unica e preziosa, un dono che ha un valore assoluto. Nella poesia, questa sensazione emerge dalla descrizione di un autunno che sembra primavera.
5) Anche in una stagione più malinconica, dove il sole è luminoso ma non caldo, l’aria limpida ma non soffocante, e gli alberi sono spogli invece che in fiore, si può comunque trovare la bellezza della natura.
6) Il poeta la riconosce nel cadere delle foglie e nel profumo del biancospino, che in questo periodo si può ancora sentire. Sono dettagli positivi dell’autunno, che rendono meno pesante la distanza dalla primavera.
CARATTERISTICHE
1) La poesia fu elaborata nel 1890 e pubblicata su "La vita Nuova" Nel 1891; infine venne inclusa nella prima edizione di Myricae.
2) La poesia è costituita da 12 versi suddivisi in tre strofe, le quali sono composte da tre endecasillabi e un quinario ciascuna. La rima è di tipo alternata, infatti: ABAB CDCD EFEF.
3) Le figure retoriche sono:
- sinestesia: “cader fragile” e “odorino amaro”
- ossimoro: “estate fredda”
- iperbato: “secco è il pruno”, “stecchite piante”, “vuoto il cielo”, “sembra il terreno”, “di foglie un cader fragile”.
- anastrofe: “gemmèa l’aria”, “l’odorino amaro senti”
4) Il lessico non è né complicato e né ingenuo, lo si può individuare in una fascia media.
5) Il titolo è di tipo interpretativo perché dietro ad una parola si nascondono aspetti che non si comprendono alla prima lettura della poesia.
INTENZIONE COMUNICATIVA
1) Una giornata limpida e serena di novembre può, per un istante, evocare l’illusione della primavera e far quasi percepire il profumo degli albicocchi in fiore.
2) Tuttavia, si tratta di un inganno che presto svanisce, lasciando spazio alla consapevolezza di un inverno che non è soltanto una semplice indicazione stagionale, ma anche una metafora dell’esistenza.
3) In questa poesia, come spesso accade in Pascoli, il paesaggio rivela una doppia natura. Sotto un’apparente armonia e positività, possono celarsi il presagio e la minaccia della morte.
4) Così, una giornata mite e luminosa può, per un attimo, far assaporare il tepore primaverile, quando in realtà ci si trova ancora nel cuore dell’autunno.
5) In questo periodo dell’anno si verifica la cosiddetta “estate di San Martino”, un’espressione con cui Pascoli ha voluto unire due aspetti particolari: da un lato, la presenza frequente di giornate insolitamente calde, dall’altro, la commemorazione dei defunti, che cade nei primi giorni di novembre.
IL TEMA DELLA MORTE
1) Ma c’è anche un altro lato della poesia, più triste e malinconico.
2) Novembre è il mese della commemorazione dei defunti, quando le persone visitano i cimiteri per ricordare i propri cari.
3) Anche nella poesia, il poeta si illude di sentire richiami di luce e gioia nell’aria, ma si accorge che la natura non parla: tutto è secco, e i colori spenti dell’autunno fanno da sfondo al ricordo di chi non c’è più.
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Gemmea l’aria, il sole così chiaro
Che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore...
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Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
Di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate,
fredda, dei morti.
L’aria è limpida e splendente come se fosse una gemma e il sole è così chiaro che tu cerchi gli albicocchi fioriti e hai l’impressione di sentire dentro di te l’odore amaro del biancospino.
Ma il rovo è secco, e i rami delle piante senza foglie tracciano un disegno nero nel cielo limpido e senza uccelli in volo. Il passo risuona sul terreno che, indurito dal gelo, sembra vuoto all’interno.
Tutto intorno c’è silenzio, e solo al soffio del ventosi sente lontano dai giardini e dagli orti il rumore delle foglie secche che cadono dagli alberi e vengono calpestate. È l’estate di San Martino.
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