Il dialogo di Cicerone, invece, è più orientato verso una rappresentazione diegetica, in cui si crea un ambiente condiviso dai personaggi, che dialogano alla pari, senza una figura autoritaria come Socrate. Il dialogo ciceroniano si basa su un modello simmetrico, dove gli interlocutori si trovano sullo stesso piano, e la conversazione non ha lo scopo esclusivo di arrivare alla verità, ma di esplorare insieme il mondo, la cultura e la filosofia. La funzione del dialogo è quella di creare una rappresentazione della realtà, di un ambiente sociale o politico, dove il confronto non è necessariamente volto alla scoperta di una verità, ma piuttosto alla costruzione di un’immagine condivisa, alla creazione di una realtà collettiva. Cicerone utilizza il dialogo per esprimere idee e legittimare posizioni, costruendo anche una propria immagine e mostrando al lettore la propria cultura e tradizione.
Leopardi, consapevole di questi modelli, li mescola e li adatta alle sue Operette. Il suo approccio al dialogo non è né puramente euristico come Platone, né puramente diegetico come Cicerone, né paradossale come quello di Luciano, ma un ibrido che sfrutta le potenzialità di questi modelli per esprimere la sua visione del mondo e della condizione umana. Il dialogo nelle Operette di Leopardi, quindi, diventa uno strumento non solo per il confronto delle idee, ma anche per una riflessione più profonda sulla verità, sulla vanità delle convinzioni e sull’ironia della vita.