Telemaco e Pisistrato, figlio di Nestore, arrivano a Sparta al tramonto e si dirigono alla reggia
di Menelao, dove si sta festeggiando un duplice matrimonio: di Ermione (figlia di Menelao e di Elena) con Neottolemo (figlio di Achille) e di Megapente (figlio di Menelao e di una schiava) con la figlia dell’eroe
greco Alettore. I due giovani stranieri, presentatisi in incognito, sono accolti in modo ospitale da Menelao nella sontuosa casa di cui essi ammirano stupiti lo splendore (Perché v’era uno splendore come di sol
e di luna / nella casa dall’alto soffitto di Menelao glorioso ). Dopo aver fatto il bagno ed essere stati unti d’olio, gli ospiti sono rivestiti di una tunica e di un morbido mantello, quindi siedono a banchetto accanto
a Menelao che, secondo il rituale dell’ospitalità, prima di chiedere chi sono li invita a rifocillarsi. Menelao, accortosi del loro stupore per la sontuosa sala, dice di aver accumulato molte ricchezze errando tra Cipro,
la Fenicia e l’Egitto. Ma ormai, aggiunge Menelao, non prova più nessuna gioia perché è tormentato dal pensiero della tragica fine del fratello Agamennone e in particolare prova un’incessante e profonda
pena per la sorte di Odisseo. Telemaco, sentendo parlare del padre, si commuove fino alle lacrime e Menelao, notando il suo pianto, è incerto se lasciare che sia lui stesso a parlare o fargli subito delle
domande.