Edgar Morin: introduce la sua riflessione nell'ambito industriale culturale, e gestione dello spazio della casa, rappresenta uno dei principi fondamentali delle riviste femminili (Grazie e Annabella), basandosi sul "senso comune". Le donne diventano le padroni della casa, assumendosi il compito di attribuire i significati differenti ai diversi ambienti domestici (collocare oggetti), di segnare il cambio d'uso dei vari ambienti domestici (potrebbero essere divisori, tendaggi ecc)
il suggerimento di posizionare la televisione in uno spazio nobile della casa conferma il senso meraviglioso, che circondava l'aparecchio
dalla metà degli anni 50, la televisione, oltre ad attribuirli metafore miracolistiche, disponeva anche di retoriche negative, concentrate sul timore per la progressiva trasparenza che i media elettronici impongono uno spazio associato a immagini di rifugio , intimità e protezione dei segreti di famiglia
Carolyn: aveva rivelato che nell'800, in America molti timori si concentrano intorno al telefono, come strumento di intromissione di un altrove spazio intimo a casa. Questa riflessione ricadde anche nella televisione in un modo più estremizzato. Da un lato, guardare dalla televisione riduce la distanza, e viene sostenuta pericolosa, dall'altro l'audiovisivo radicalizza l'esperienza del telefono nel renderla più potente, ma al contempo minacciosa (riflessioni della stampa)
proprio per questo regime di trasparenza, l'apparecchio viene isolato in confini delimitati: viene chiamato l'architetto Marcello piancentini a intervenire su come ambientare il televisore in casa ai lettori
lui consigliò di creare uno spazio apposito (il confine mette in luce due aspetti: il desiderio di consumare il mezzo con un'esperienza di qualità, dall'altro di proteggere la visione di sguardi indiscreti). Il senso di diffidenza connesso al timore che gli schermi televisivi potessero avere una comunicazione bidirezionale, impone allo spazio privato della casa un controllo, gestito da un'ipotetica autorità di sorveglianza esterna, che emerge nell'iconografia della televisione
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