In questo scenario in continua evoluzione, la principale missione della televisione pubblica, Rai, sembra essere duplice: da un lato, rafforzare il suo ruolo di servizio pubblico, lungo i tre «pilastri» classici di «informazione, educazione e intrattenimento»; dall’altro lato, rinnovare il proprio brand, cercando di rivolgersi sia al pubblico generalista, mainstream e tradizionale, sia al nuovo target digitale
il tema del passaggio al digitale terrestre si è inserito nell’annoso dibattito culturale e politico sul declino della televisione italiana, e in particolare della Rai: da un lato, con le forti accuse a una programmazione particolarmente povera ; dall’altro, soprattutto, con la pesante ombra del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, insieme più volte capo del governo che controlla la Rai e proprietario del più i portante network commerciale, Mediaset.
in questa situazione la Rai trasmette vari canali tematici, dedicati al cinema, alle serie tv, ai programmi per bambini di età prescolare e scolare, agli sport minori, alle notizie. A questi si sono aggiunte inoltre due reti che cercano di sfruttare al meglio il prezioso archivio audiovisivo Rai, le cosiddette Teche: Rai Extra e Rai Storia.
in Italia ogni broadcaster si occupa di mantenere il proprio archivio privato. l processo di digitalizzazione del materiale audiovisivo, ancora in corso, segue infatti spesso logiche e scelte casuali; alcuni materiali sono andati perduti, e l’accesso pubblico ai video è limitato.
L’utilizzo del patrimonio audiovisivo del servizio pubblico per riem- pire il palinsesto di reti come Rai Extra e Rai Storia porta a due conseguenze principali: da un lato, questi canali semplificano e allargano l’accesso agli archivi audiovisivi della Rai, controllati direttamente dal broadcaster e preclusi a lungo sia ai ricercatori accademici sia al pubblico più vasto; dall’altro, la collocazione in un contesto differente di contenuti e programmi dal valore storico, in una sorta di «nuova trasmissione», è guidata da logiche molto diverse