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GIUSEPPE PARINI - Coggle Diagram
GIUSEPPE PARINI
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dal 1739 si trasferì a Milano presso la prozia che dopo la morte gli lasciò una piccola eredità a patto che diventasse sacerdote: così pur senza vocazione, intraprese la carriera ecclesiastica
a 23 anni scrisse alcune poesie di RIPANO (anagramma di Parino) EUPILINO (nome latino del lago Pusiano, dove nacque), che valsero l'ammissione all'Accademia dei trasformati
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diventa precettore dei figli del duca Serbelloni, conoscendo il mondo dell'aristocrazia milanese (di umili origini e assertore del principio di uguaglianza, egli nutriva un senso di risentimento nei confronti della nobiltà)
possedeva una forte moralità- giustizia (proveniente dal cristianesimo)---> in una discussione prende le difese della figlia del maestro di musica, sgridata dalla duchessa, così viene licenziato
ricopre incarichi ufficiali per conto del governo austriaco---> tipico intellettuale illuminista milanese, direttamente al servizio dello Stato riformatore e impegnato nella battaglia civile
le riforme di Giuseppe II (più autoritario della madre Maria Teresa) impose direttive autoritarie sull'organizzazione della cultura----> si allontana dall'attività intellettuale militante
all'inizio vede la rivoluzione francese con favore e speranza, ma poi dopo gli eccessi autoritari e sanguinari del Terrore, assunse posizioni sempre più negative. Con l'ingresso dei francesi in città è chiamato a far parte della municipalità. Muore poco dopo che gli austriaci tornarono a Milano
non è un'illuminista rivoluzionario--->vuole solo un miglioramento e che le persone capissero il valore di uguaglianza
è ostile a ogni forma di fanatismo religioso (riconosce che la chiesa ho commesso degli sbagli), scagliandosi contro l'oscurantismo degli ecclesiastici. Per certi aspetti, nella sua esaltazione di una religiosità intima, è persino vicino al deismo illuministico
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crede nelle idee egualitarie francesi, connettendosi all'umanitarismo (=amore per l'umanità in quanto tale, lo sdegno per tutto ciò che offende l'uomo, il dovere di solidarietà e unità)
il poeta critica duramente la classe aristocratica attuale sul piano ECONOMICO(sperperano le loro ricchezze, che derivano da rendite), INTELLETTUALE (oziano, non dedicandosi allo studio), CIVILE (non si impegnano per il bene pubblico)
questo ozio porta all'immoralità dei costumi---> si scaglia contro il "cavialer servente", legalizzazione dell'adulterio
"Dialogo sopra la nobiltà", testo in prosa. Un nobile e un poeta povero si trovano nell'aldilà: inizialmente lo disprezza, poi il poeta lo fa ragionare dicendo che gli antenati nobili contribuivano al bene dello Stato, diversamente da quelli attuali (Parini critica il parassitismo)
non auspica all'eliminazione di quella classe, ma alla rieducazione della nobiltà----> moderato riformista, condivide le idee sociali ma non culturali e filosofiche (no al cosmopolitismo e alle punte estremiste dell'illuminismo lombardo), in quanto fedele ad un'idea classica della letteratura, animato da un vero e proprio culto della dignità formale e dei modelli antichi
apprezza le scoperte scientifiche, in quanto contribuiscono al progesso e miglioramento della vita sociale
è contrario alla riduzione utilitaristica della letteratura, ma presa come strumento di battaglia per risolvere problemi concreti della realtà contemporanea riprendendo il classico precetto oraziano---> l'utile e il bello
era vicino alle teorie della scuola fisiocratica (agricoltura come origine della ricchezza delle nazioni e della moralità pubblica---> contrario al mondo industriale)