D'altra parte le evidenti necessità di ordine pratico, derivanti anche dall'analisi di una casistica concreta, spingono il G. a individuare e mediare tra tre diverse categorie di pittore: lo storico, il poetico e, anche qui, il misto, che poi, nella realtà della prassi, finisce per essere la categoria dominante.
Lo stesso G., infatti, è costretto a riconoscere che talvolta solo scostandosi dalla lettera del testo si può ottenere quell'efficacia didascalica e psicagogica che per lui, come per la maggior parte dei trattatisti tridentini, costituisce il fine morale della pittura religiosa.
Il secondo dialogo è quello su cui si è maggiormente appuntato l’interesse dei contemporanei; in esso "si ragiona de gli errori e degli abusi de' pittori circa l'historie, con molte annotationi fatte sopra il Giuditio di Michelangelo et altre figure, tanto de la vecchia quanto de la nova Capella; et in che modo vogliono essere dipinte le sacre imagini".
Il trattato costituisce un'aperta reazione al manierismo imperante all'epoca e a quanto di soggettivo, capriccioso e forzato esso implicava. Il punto fermo è qui l'esigenza del decorum, declinato però soprattutto come adeguamento e rispetto pedissequo del testo sacro. Da questa esigenza scaturisce una capillare requisitoria contro gli "abusi" dei pittori, e il Giudizio Universale di Michelangelo ha un posto di primo piano nell’analisi dell’autore.
Gilio fa un elenco minuzioso e pedantesco degli “errori” michelangioleschi, ma sempre rimanendo sul piano formale: ad esempio, il Giudizio dovrebbe raffigurare tutti con sembianze di uomini e donne a trentatré anni di età; Cristo non può essere imberbe, Maria non deve avere l’aria compassionevole, gli angeli devono avere le ali, etc.
Questo perché il compito dell’artista non è dilettare, non è eccellere nell’arte, ma istruire, rimanendo fedele alla lettera dei testi sacri. E il nudo è assolutamente da evitare, poiché i particolari lascivi o che inducono al riso distolgono le anime dalla preghiera e dal timore di Dio, oltre ad essere indecorosi.