CINEMA MODERNO —> un cinema segnato dalla soggettività: l’esperienza del mondo è filtrata attraverso
un posizionamento specifico.
Solitamente, è dell’istanza autoriale che coincide con la funzione del narratore, e spesso può essere associata al/la protagonista, che diviene una sorta di alter-ego del/la regista e che spesso non è in grado di agire, ma più che altro «reagisce» all’esperienza del mondo.
- Va ricordato che l’autore non è da considerarsi nel suo essere una sola
persona storicamente esistita, ma si tratta di un gruppo creativo, che comprende i vari ruoli e la capacità che hanno di contribuire a una visione relativamente omogenea. Gli stili con cui questa visione può tradursi possono però essere i più diversi, e la molteplicità delle possibilità di messa in scena – fuori da qualunque regola linguistica o industriale – è proprio uno dei fulcri del cinema moderno.
- Domina soprattutto il panorama europeo dalla metà degli anni '50 a tutti gli anni '70. Alcuni elementi di modernità (es. attenzione a una soggettività in crisi) sono presenti anche nel cinema di genere hollywoodiano dagli anni '40. Diviene poi modello per alcuni aspetti della New Hollywood, a partire dalla seconda metà degli anni '60. Interrogandosi sul gruppo creativo in rapporto al cinema industriale, che caratterizza la New Hollywood e il cinema di genere. Ad esempio nel film l’avventura di Antonioni ha uno stile moderno,pellicola e corpo come superfici performative e affettive. Gli avvenimenti rilevanti della narrazione non sono inseriti in un meccanismo causale, ma vengono «constatati» dalla mdp e dai personaggi in egual misura. Il film esplora le conseguenze di un’esperienza passata quando essa è già avvenuta, «quando tutto è stato detto». Soggettivo e oggettivo in questo scenario assumono un valore del tutto relativo, possono essere associabili a un’inquadratura, persino a una sequenza, ma non al film nel suo insieme. Il film diviene visione estetica che riflette sulla condizione del soggetto messo in scena. Antonioni mette in scena uno spazio sconnesso, basato su fratture e rotture in cui si inseriscono «infinitesimali iniezioni di a-temporalità». Come avviene in “L’avventura”, abbiamo un conflitto tra eventi considerati narrativi dove la mdp finisce per constatare l’esperienza narrativa ma non per spiegarla (es. Anna che scompare ma non si sa se è viva o morta - o potrebbe non esistere Anna in tanto frutto dell’immaginario di Claudia o viceversa). Quindi la mdp pone uno sguardo su uno spazio sconnesso su una dimensione estetica dell’esperienza, che si confronta con il fenomenico a favore di situazioni di non temporaneità. Quindi l’esperienza segna un assenza di significato.