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Blue Velvet (Velluto blu, 1986) - Coggle Diagram
Blue Velvet (Velluto blu, 1986)
Inizio: come il mondo idilliaco della cittadina di provincia si rivela un pullulare di esseri orripilanti L'inizio dell'indagine propone inizia a riflettere sulla relazione profonda di Lynch:
• - con il pensiero surrealista e l’irrazionale gotico (il ruolo dell’orecchio come punto di ingresso nel racconto),
• - con certa psicoanalisi freudiana (complesso edipico maschile regna sovrano nel film),
• - con l’irruzione di un desiderio inaccettabile (il rapporto sadico fra Frank e Dorothy),
• - ma anche con le forme della fiaba analizzate da Propp (giovane eroe maschio compie un viaggio dalla sua casa per combattere il male e dare prova del proprio valore, ottenendo la principessa nel finale).
Per un’analisi di questo film si veda il saggio di Laura Mulvey Mondi sotterranei e inconscio, in Cinema e piacere visivo, Bulzoni 2013.
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Uno degli elementi di interesse di Lynch sta nella sua capacità di costruire tessuti narrativi che rimandano al noir classico, rendendolo però esplicito secondo una riflessione che esaspera il discorso non più posti classico (non si ha una trama strutturata).
In “velluto Blu” si ha l’intreccio visivo dell’esperienza e una riflessione postmoderna basata sulle strutture di rottura rispetto al rapporto tra vero e falso che non può essere ignorata, in particolar modo la costruzione dell’esperienza del protagonista de film. Difatti Velluto Blu rappresenta il viaggio nella psiche della mente del protagonista, il complesso edipico maschile è messo in scena in tutti i suoi aspetti.
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L’inizio è legato alla parodia dell’ideale degli anni ’50. Si hanno i classici elementi americani degli anni ’50 con le staccionate bianche delle case, i personaggi nel giardino della casa. Ad un certo punto si ha la ripresa degli insetti che suscitano una sorta di disprezzo e di orrore.
Si ha una forte esperienza di un qualcuno che cerca di mette in evidenza ciò che sta succedendo attraverso la mdp mobile, anche se non sappiamo bene chi ci sta proponendo queste immagini. In questo caso il pubblico è la mdp e la capacità di trarre insieme i mondi diversi posti in evidenza.
Questo film lavora molto sulle dissolvenze incrociate e su stacchi molto brutali di montaggio. Questa diversificazione evidenzia uno stacco che nel passare da un passaggio all’altro crea una sorta di disorientamento, infatti si ha un lungo momento evidenziato da una voce radiofonica che parla della città e continua a parlare anche quando si ha Jeffrey (protagonista) che cammina per strada senza una radio.
Questa idea è una istanza narrante molto forte composta da frammenti di esperienza. Si aggiunge che il passaggio della dissolvenza incrociata avviene prima del ritrovamento dell’orecchio, usato come una sorta di portale verso un’altre esperienza (quasi surreale) legata a una dimensione eccessiva e non controllata delle traiettorie soggettive (in quanto non è facile trovare un orecchio per strada).
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Per tutto il film Jeffrey guarda con uno sguardo eguaglieristico tutta una serie di questioni agghiaccianti, morbose, violente, ...., senza mai avere potere su ciò che succede in quanto si ha una perdita di controllo dello sguardo.
Inoltre si ha la particolarità che la madre di Jeffrey guarda in continuazione i gialli in televisione. Quindi si ha un continuo rimandarsi fra immagini televisive e immagini del racconto, come se le immagini televisive si riversano nel mondo del film.
Alla soggettiva sugli alberi segue una immagine (sull’orecchio ritrovato), che potrebbe essere una messa in scena di cosa sta pensando Jeffrey, creando una situazione surreale in quanto si entra all’interno dell’orecchio tagliato determinando l’inizio di una indagine.
Ad un certo punto si ha la comparsa della donna dall’ombra, in sottofondo una musica romantica che aumenta di volume che determina un coinvolgimento emotivo e affettivo sia spettatoriale che da parte di Jeffrey nei confronti di questa ragazza (Sandy).
In questo caso si manifesta la dimensione simulacrale dell’immagine in cui l’esperienza del film perde qualunque rapporto con l’idea di una distinguibili fra vero e falso e reale e immaginario, in quanto si ha un’esperienza percettiva che moltiplica le dimensioni del reale.
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In questo momento no trionfa una dimensione romantica e nostalgica del noir, ma bensì una dimensione grottesca legata alla figura sadica del personaggio di Jeffrey.
Si ha una dimensione del grottesco e del carnevalesco, oltre che del mostruoso, particolarmente forte in questo momento.
Si percepisce una dimensione anche teatrale di questa sequenza con i corpi che si muovono nel set, e altri personaggi che attuano una sorta di performance (es. personaggio ad un certo punto canta in playback con una lampadina che fa da microfono in mano durante questa sorta di “festa”. Soggettività che non sono soggetti, che sono marionette che si muovono in funzione di un’esperienza.
• Si nota inoltre una contrapposizione costante tra gli elementi musicali estremamente dolce e legata alla tradizione statunitense degli anni’50 che accompagnano sempre situazioni agghiaccianti, esempio del padre di Jeffrey che ha un “super io” e vive una dimensione sadica ed erotica costante (potere fallico). Dimensione musicale accompagna esperienza grottesca.