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Antonioni nel cinema italiano degli anni Sessanta - Coggle Diagram
Antonioni nel cinema italiano degli anni Sessanta
Gli anni Sessanta sono una stagione felice per il cinema italiano per la combinazione di una serie di
fattori strutturali:
• Il pubblico non abbandona drasticamente le sale dopo l'avvento della televisone;
• “Hollywood sul Tevere” (Ben Hur, Cleopatra);
• Sistema dei generi meno strutturato, commedia all’italiana (Alberto Sordi, Marcello
Mastroianni, Vittorio Gassman) e generi di profondità (peplum, spaghetti western, horror),
grandi incassi nelle provincie;
• Incontro tra generazione di esordienti (Ermanno Olmi, Pier Paolo Pasolini, Bernardo
Bertolucci, Marco Bellocchio, Marco Ferreri) con un momento di energia espressiva degli
autori del Neorealismo (in particolare Luchino Visconti, Vittorio De Sica e Roberto
Rossellini), Fellini e Antonioni;
In Italia è più difficile mettere a fuoco i contorni della Nouvelle Vague, arrivata per certi versi con il
Neorealismo da cui le nuove generazione non vogliono distaccarsi
Antonioni viene da una famiglia borghese di provincia, consegue la laurea in Economia e
commercio e inizia a lavorare come critico per il Corriere padano; a Roma lavora nella rivista
Cinema, dove pubblica l’articolo Per un film sul fiume Po (1939); frequenta brevemente il Centro
Sperimentale; collabora con Rossellini (Un pilota ritorna, 1942) e Carné (L’amore e il diavolo,
1942), nel 1942 inizia a girare il primo lungometraggio, Gente del Po, che viene interrotto e finito
dopo la guerra; lavora come sceneggiatore con De Santis, Fellini e Visconti; esordisce nel 1950 con
Cronaca di un amore (neorealismo interiore, richiami a Ossessione); gira I vinti, 1952 (gioventù
bruciata), La signora senza camelie, 1953 (mondo del cinema), Le amiche, 1955 (psicologia femminile) e Il grido, 1956-57 (malessere borghese).
L’avventura (1960) gli porta il secondo premio a Cannes e il successo internazionale: si concentra
sulla decomposizione della borghesia e sulla crisi dei sentimenti in La notte (1960), L’eclisse (1962)
e Il deserto rosso (1964), gli altri “capitoli”; la visione della società del boom economico è affidata
a personaggi femminili disturbati/veggenti, moralmente superiori agli uomini a cui si
accompagnano; in BlowUp (1966), co-prodotto con la MGM estremizza la riflessione
metadiscorsiva sul cinema
Si interroga sui limiti e sulle possibilità del cinema attraverso una drammaturgia dedrammatizzante
e precisa al livello fenomenologico della comunicazione; retorica filmica personale (profondità di
campo, movimenti di macchina elaborati e autonomi dai percorsi dei personaggi, ricerca di
variazioni sul livello compositivo dell’immagine, ricerca sul dialogo e utilizzo straniante delle
musiche).
L'avventura
Scritto da Antonioni, Elio Bartolini e Tonino Guerra, è il sesto lungometraggio di Antonioni e coprodotto con la Francia; il mondo è quello della borghesia arida inserito in una Sicilia altrettanto
aspra; a livello di lavorazione il film incontra diverse difficoltà produttive.
Notazioni critiche
Elementi di modernità già nel plot; laformula è quella anticlassica del “giallo alla rovescia” con un
andamento narrativo che segue l'errare umano, anche fisico, lungo un itinerario apparentemente
randomico; i personaggi sono incerti, impulsivi, incapaci di prendere decisioni, cercano
consolazione nell'eros; la narrazione procede per strappi, digressioni “documentaristiche”, buchi,
con la prospettiva che slitta dai diversi pv; contrasto tra antieroi borghesi e Sicilia.
Nella direzione attoriale come nella tessitura dialogica, è avvertibile il maggiore interesse di
Antonioni a raccontare la psicologia femminile, tendono a seguire con maggiore radicalità i propri
impulsi.
Sul piano della scrittura filmica usa l'impaginazione audiovisuale (totali a volte anche molto ampi,
calibrati talora su un’inversione dei rapporti aurei fra paesaggio e figure con dettagli improvvisi,
effetti di décadrage,composizioni volutamente asimmetriche e primissimi piani in orizzontale); la
composizione tende alla ripresa in continuità e in profondità di campo; uso della panoramica che va
a scoprire il paesaggio, rinvii e correlazioni ed effetti di impaginazione; utilizzo del trasparente
nelle sequenze girate in auto; il lavoro sull'immagine contiene tracce di una riflessione modernista
che approfitta e valorizza la componente riproduttiva del cinema integrandola nei livelli più
profondi della costruzione del senso.