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CAPITOLO 8 PROMESSI SPOSI - Coggle Diagram
CAPITOLO 8 PROMESSI SPOSI
Perpetua informa don Abbondio dell'arrivo di Tonio e Gervaso
Don Abbondio è seduto in una stanza al primo piano della sua casa, intento a leggere un libro in cui è nominato il filosofo Carneade, di cui lui non sa nulla (il curato si diletta a leggere e un sacerdote suo vicino gli presta ogni tanto dei libri scelti a caso);
quest'opera è un panegirico scritto in onore di S. Carlo Borromeo, in cui quest'ultimo è paragonato ad Archimede e al filosofo del II sec. a.C. Perpetua entra ad annunciare la visita di Tonio e Gervaso, al che don Abbondio si lamenta dell'ora tarda ma poi accetta di riceverli, ansioso di riavere indietro i suoi soldi.
Il curato chiede alla sua domestica se si sia accertata dell'identità di Tonio, domanda a cui la donna risponde in modo alquanto stizzito, quindi Perpetua scende di sotto per fare entrare i due uomini.
Agnese "distrae" Perpetua
Perpetua raggiunge Tonio e Gervaso, trovando anche Agnese che la saluta: la domestica chiede alla donna da dove viene e Agnese nomina un paesetto vicino, aggiungendo che lì ha sentito dei discorsi che possono interessare Perpetua.
PETTEGOLEZZO: Perpetua in gioventù non avrebbe sposato due pretendenti (Beppe Suolavecchia e Anselmo Lunghigna) perché non l'avevano voluta, al che la donna reagisce stizzita affermando che nulla di tutto ciò è vero e chiedendo a gran voce chi sia la fonte di simili menzogne.
Quando le due donne sono abbastanza lontane, Agnese tossisce forte e questo segnale fa capire a Renzo e Lucia che è il momento di entrare in casa: i due promessi si avvicinano con cautela, entrano nell'andito dove li attendono Tonio e Gervaso, quindi i quattro salgono le scale con passi silenziosi, badando a non fare rumore per non mettere in allarme don Abbondio.
Tonio parla con don Abbondio
Il curato è seduto al suo scrittoio, alla luce di un debole lume che rischiara la sua faccia bruna e rugosa, i suoi capelli bianchi, i folti baffi e il pizzo, nonché la papalina che porta in testa.
Il curato chiede a Tonio perché abbia portato anche il fratello, al che l'uomo risponde che voleva compagnia e poi consegna a don Abbondio venticinque berlinghe nuove di zecca, a pagamento del suo debito. Il religioso conta le monete e le controlla, quindi Tonio chiede indietro la collana della moglie Tecla data a garanzia del prestito e don Abbondio la estrae da un armadio
in seguito Tonio esige una ricevuta e il curato, sia pur brontolando un poco, si accinge a scriverla su un foglio di carta con penna e calamaio, ripetendo a voce alta le parole.
In quel momento Tonio e Gervaso si mettono davanti allo scrittoio, coprendo la vista dell'uscio, e iniziano a sfregare i piedi sul pavimento, per segnalare ai due promessi che è il momento di entrare. Don Abbondio, tutto preso dalla stesura del documento, prosegue senza rendersi conto di nulla.
Il Griso e i bravi penetrano nella casa delle due donne
i tre che stavano all'osteria si ritirano a tarda ora e fanno un giro per il paese, accertandosi che tutti siano andati a dormire, quindi raggiungono il Griso e gli altri appostati presso il casolare abbandonato.
l capo dei bravi indossa un cappellaccio e un mantello da pellegrino, impugna un bastone e si muove seguito dagli altri, avvicinandosi alla casa delle due donne dalla parte opposta a quella da cui si erano allontanati Renzo e tutti gli altri.
Giunto all'uscio di strada, il Griso ordina a due sgherri di calarsi oltre il muro di cinta e nascondersi dietro un fico nel cortile, mentre lui bussa per fingersi un pellegrino smarrito che chiede ricovero per la notte.
non riceve risposta, fa entrare un terzo bravo che sconficca il paletto e apre l'uscio, quindi il Griso raggiunge l'uscio della casa bussando ancora e, non ricevendo alcuna risposta (intanto gli altri bravi hanno raggiunto i compagni nascosti).
Il Griso sconficca anche questa serratura ed entra con cautela, chiamando con sé i due bravi nascosti dietro il fico e facendo luce con una debole lanterna, poi si accerta che al pian terreno non ci sia nessuno;
sale adagio la scala, accompagnato dal Grignapoco (un bravo originario di Bergamo che dovrebbe far credere con la sua parlata che la spedizione venga da quella contrada) e seguito da altri uomini, giungendo alle stanze del primo piano.
Entra cautamente dentro una di esse, ma trova il letto intatto, così come avviene quando va a esplorare l'altra stanza; il Griso pensa che qualcuno abbia fatto la spia, non sapendo spiegarsi l'assenza delle due donne.
Menico raggiunge Renzo e gli altri
Quando le due donne sono a poca distanza dalla casa del curato, si sente all'improvviso il primo grido di don Abbondio che chiama aiuto, Agnese cerca di trattenere Perpetua, la quale però riesce a divincolarsi e si precipita verso l'uscio, quindi raggiungono l'uscio della casa da cui escono di corsa Renzo e tutti gli altri.
Tonio e Gervaso sono rapidi ad allontanarsi, quindi Perpetua entra e sale di corsa le scale.
Renzo esorta Agnese e Lucia a tornare subito a casa, ma in quella sopraggiunge Menico che invita tutti ad andare al convento di padre Cristoforo, (il ragazzo allude ai bravi che hanno tentato di ucciderlo); i quattro si allontanano in fretta, dirigendosi al convento di Pescarenico tagliando per i campi.