In Italia vi è una condizione di assenza di politica linguistica, o meglio la presenza di una vera e propria NON-politica linguistica.
Un'educazione linguistica fuori del quadro della politica linguistica non è adeguata a svolgere i propri compiti essenziali, come la gestione degli squilibri linguistici.
Lo squilibrio linguistico è un deficit di risposta, l'impossibilità di pieno movimento nell'universo dei linguaggi e delle lingue, delle forme simboliche e di senso del nostro mondo. Esso produce il rischio di marginalizzazione.
Si manifesta la necessità, dunque, di elaborare un "progetto di politica linguistica", promosso da un ceto dirigente, il quale dovrebbe saper cogliere gli elementi di criticità che attraversano l'intero corpo sociale e definire obiettivi capaci di risolvere tali criticità.
Finora non vediamo né delineato né messo in atto niente del genere e senza un progetto di tale tipo, qualsiasi azione istituzionali rimane una misura parziale. Sebbene ci sia una grande voglia di cambiare, i gruppi dirigenti ignorano tale necessità.