Alla fine del Settecento, in ambito artistico e letterario si era affermato in Europa un va- ro movimento culturale noto come Neoclassicismo ("nuovo classicismo", in greco neo= ouovo"). Il movimento, influenzato dal razionalismo dell'Illuminismo, rifiutava gli ec- ossi del Barocco in nome di un'arte più semplice e composta, e fu animato dalla nascita dell'archeologia e dal ritrovamento dei resti archeologici di Ercolano e Pompei, città romane cenolte dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Gli scavi archeologici, iniziati intorno al 1748, permisero la riscoperta di edifici, mosaici, statue che attirarono interesse da tutta Europa. Secondo i principi del Neoclassicismo, fissati in particolare dallo studioso tedesco Johann Joachin Winckelmann, l'arte classica, greca e romana, rappresentava un modello di per- fezione formale cui ispirarsi per realizzare opere che esprimessero ordine, serenità, equili- brio e armonia. In letteratura, ciò si traduceva nel frequente riferimento a temi e personag- gi tratti soprattutto dalla mitologia greca. L'idealizzazione del mondo classico come un'età ideale in cui l'uomo era riuscito a vivere in pace con se stesso e con il mondo esprimeva il desiderio di allontanarsi da una realtà di violenza e sopraffazione. Allo stesso tempo, il contrasto tra passato e presente faceva nasce- re sentimenti di nostalgia, inquietudine e ribellione. Tra i letterati italiani, i due massimi esponenti del movimento neoclassico furono Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, anche se quest'ultimo anticipò nelle sue opere molti temi del Romanticismo.