Please enable JavaScript.
Coggle requires JavaScript to display documents.
Cap.14 Il risorgimento italiano - Coggle Diagram
Cap.14 Il risorgimento italiano
Nel Lombardo-Veneto l'Austria istituì una dittatura militare con Radetzky che represse ogni attività antiaustriaca.
Le truppe austriache presidiavano i ducati, la Toscana, il territorio pontificio mentre
I francesi occupavano Roma
Ferdinando II attuò repressione nel Regno delle Due Sicilia
In Piemonte era presente lo statuto Albertino che era l'unica carta costituzionale in Italia e tutti i liberali italiani si orientarono verso il Piemonte come unico Stato dal quale c'era da sperare un mutamento della situazione
Le rivendicazioni liberali non erano così pacifiche e scontate nel regno sabaudo infatti avvenne il rifiuto della Camera piemontese di ratificare la pace di Milano con l'Austria
Vittorio Emanuele II scioglie la camera ed indice elezioni: vincono i moderati.
Il ministro d'Azeglio poté proseguire sulla strada delle riforme attraverso le "leggi Siccardi" che:
prevedevano l'abolizione del diritto di voto riservato da parte degli ecclesiastici
del diritto d'asilo di cui godevano le chiese
Cavour appoggio maggiormente queste leggi
Sostenne nel 1848 la necessità di una guerra contro l'Austria per consentire al Piemonte una politica attiva in Italia . Venne nominato ministro dell'agricoltura, del commercio e delle finanze nel 1850 .
intraprese opere di irrigazione
si mostrò favorevole al libero scambio
incoraggiò la nascita di istituti di credito
Idee tipiche di un liberale moderato
Grazie all'insoddisfazione della borghesia nei confronti della politica di d'Azeglio seguente al di colpo di stato di Napoleone III e dal pericolo rappresentato dalla forza in parlamento delle forze reazionarie Cavour venne messo alla guida dello Stato
Cavour volle aiutare il Piemonte ad ottenere l'indipendenza dall'Austria.
1853 L'Austria sequestra i beni dei lombardi che avevano partecipato alla 1 guerra d'indipendenza e Cavour protestò vivamente
Cavour comprese che finché il Piemonte non avesse trovato un'alleanza in grado di sconfiggere l'impero era del tutto inutile gettarsi in avventure. L'occasione di porre il problema italiano sul piano della politica europea giunse grazie alla guerra di Crimea.
Lo Zar Nicola I riprese il progetto russo di conquista degli Stretti nonostante la "Convenzione degli Stretti" che prevedeva la chiusura degli Stretti a tutte le navi da guerra ad eccezione di quelle turche in tempo di pace.
1853 la Russia occupò I principati della Moldavia e della Valsacchia. La Turchia le dichiarò guerra. G li alleati però trovarono difficoltà in Crimea e ciò spinse l' ING e la FRA a cercare l'adesione all'AUSTRIA.
L'AUSTRIA non entrò nel conflitto perché temeva che il Piemonte ne potesse approfittare per riprendere le operazioni belliche. Cavour offrì di intervenire nel conflitto e inviò 15.000 soldati che parteciparono al conflitto. La guerra si concluse con il "congresso di Parigi" del 30/03/1856 dove:
la Russia dovette rinunciare ai principati danubiani
la Russia dovette ritirare le navi da guerra dal Mar Nero.
Si tenne una seduta dove Cavour protestò per la presenza di truppe austriache nei ducati che costituivano una violazione dell'equilibrio europeo, e sulla situazione arretrata di Stato pontificio e il regno delle due Sicilia si costituiva un focolaio di insurrezioni
I successi di Cavour preoccuparono Mazzini che lavoro per una ripresa dell'azione insurrezionale. Mazzini apri il suo programma alle rivendicazioni sociali stimolando la nascita di Società operaia di mutuo soccorso fermo restando il rifiuto per la lotta di classe marxista. Mazzini fondò il "Partito d'Azione".
CARLO PISACANE aveva partecipato alla guerra contro l'Austria e alla difesa della Repubblica romana. Le sue idee erano socialiste, tuttavia, la volontà di dare il via ad un'azione rivoluzionaria nel meridione lo aveva ravvicinato a Mazzini. SPEDIZIONE: I rivoluzionari sbarcarono a Sapri il 28 giugno, si spostarono verso l'interno, ma a Padula vennero raggiunti dalla guardia urbana e 150 vennero uccisi. Pisacane e i pochi sopravvissuti fuggirono dalla guardia urbana e dalla popolazione che li vedevano come briganti. Pisacane si uccise
1 more item...
LA SPEDIZIONE DEI MILLE
Il pericolo di un'egemonia francese era stato scongiurato tuttavia la ripresa della politica nazionale non sembrava possibile dal fatto che l'Italia non poteva offrire più niente. La Russia nel frattempo non aveva acconsentito alla conquista del Regno delle Due Sicilie. L'unica speranza era in un moto insurrezionale tanto più che al sud la situazione non era tranquilla:
un moto era scoppiata a Palermo per presso nella città continuava in campagna
SICILIA
Francesco Crispi accettò l'invito di Garibaldi di mettersi alla testa di una spedizione per rovesciare il governo borbonico. I 1000 sbarcarono in Sicilia. Garibaldi a Salemi assunse la dittatura della Sicilia per conto del re mentre l'esercito borbonico che era superiore in numero e per armamenti scelse di dar battaglia a Calatafimi. I garibaldini vinsero dell'isola fu definitivamente conquistata. Bisogna tener presente che il popolo era dalla parte del re mentre i generali e gli ufficiali erano ostili all'assolutismo borbonico ed erano poco felici di combattere
Garibaldi a metà agosto sconfisse i calabresi e puntava a Napoli
In Sicilia i contadini avevano visto la possibilità di impadronirsi delle terre e invasero a Bronte la ducea di Nelson. Bixio fece sparare sui contadini. Garibaldi infatti non aveva inserito nessun programma la spartizione dei latifondi privati. Garibaldi radunò tutti i patrioti e rivoluzionari tra cui anche Mazzini che lo esortò a non regalare il Reno delle Due Sicilie ai moderati e ai cavouriani, ma lo invito a farne uno Stato democratico, a partire dal quale sarebbe stata possibile un'azione rivoluzionaria in tutta la penisola. Garibaldi ribadì la sua fedeltà alla soluzione monarchica-costituzionale.
Cavour operava per sfruttare la situazione e riprendere l'iniziativa.
Esso ottenne il via libera dall'imperatore e per bloccare l'avanzata di Garibaldi verso Roma conquistò l'Umbria e le Marche. Nel frattempo i garibaldini avevano sconfitto i borbonici sul Volturno. Il re ignorò le richieste del generale di consentire ai garibaldini di essere in prima fila nella battaglia per la presa di Gaeta dove era rifugiato Francesco II.
Cavour temeva un'infiltrazione mazziniana nell'esercito e i generali piemontesi erano troppo invidiosi per permettere a uomini che non si erano formati in scuole di guerra di occupare posti di responsabilità. Gaeta si arrese e Francesco II si rifugiò a Roma. Garibaldi invece torno a Caprera.
Il 17/03/1861 il primo Parlamento italiano a Torino per proclamare la nascita del regno d'Italia con Torino capitale