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L'aumento della popolazione mondiale - Coggle Diagram
L'aumento della popolazione mondiale
Una crescita costante ma non omogenea
La Terra già dal 2011 conta 7 miliardi di abitanti e, secondo calcoli che prendono il nome di proiezioni demografiche, si stima che nel 2025 la popolazione sarà arrivata a 9 miliardi di persone e a 10 miliardi nel 2100.
Questi calcoli si basano su tre indicatori fondamentali per la demografia: l'indice di fecondità, il tasso di mortalità e la speranza di vita.
Un aumento considerevole della popolazione si è verificato nel Novecento nel quale la popolazione è passata da 1,6 miliardi a 7 miliardi di persone. Ciò è dovuto al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e alla maggiore disponibilità di risorse alimentari.
Le dinamiche demografiche non sono le stesse in ogni tempo e in ogni Paese ma sono influenzate da diversi fattori sociali, culturali ed economici (l'innalzamento del livello medio di istruzione, la possibilità di lavoro per le donne…). Infatti oggi è possibile affermare che nei Paesi più sviluppati è in atto un calo demografico, mentre in quelli in via di sviluppo vi è un aumento della popolazione
I flussi migratori: origine, destinazione ed effetti
All'origine dei flussi migratori vi sono principalmente squilibri socio-economici. Essi esistono tra le aree del mondo più sviluppate e quelle più arretrate, ma anche tra le varie regioni di uno stesso Paese. Si emigra principalmente per motivi economici: abbandonare una condizione di povertà o per migliorare la propria condizione lavorativa
I flussi migratori possono essere di due tipi: internazionali, quando lo spostamento avviene da un Paese all'altro; interni, quando i migranti si muovono all'interno dei confini del proprio Stato
I motivi non solo di tipo economico: in alcuni Paesi si verificano disastri ambientali o dove sono in corso conflitti o guerre civili, persecuzioni etniche, politiche e religiose
La maggior parte dei migranti proviene dai Paesi in via di sviluppo. Le mete più ambite sono i paesi già sviluppati con un'economia più avanzata e con possibilità di lavoro: Europa occidentale, America del Nord, Asia occidentale e Australia. I Paesi che ricevono i migranti beneficiano di un "ringiovanimento" della popolazione. Inoltre i migranti contribuiscono all'economia poiché forniscono manodopera a basso costo e contribuiscono all'aumento del PIL
L' "era delle migrazioni": problemi e soluzioni
Con lo scopo di limitare l'afflusso di nuovi migranti, molti Paesi hanno emanato leggi restrittive e hanno eretto mura ai confini. Un esempio è in Grecia che nel 2011 ha messo in atto un piano denominato "Xenios Zeus" che prevedeva di combattere l'immigrazione illegale proveniente dal Mediterraneo orientale. Il governo, inoltre, ha fatto costruire un muro e un fossato lungo 120 chilometri, largo 30 metri e profondo 7 al confine Turchia. L'esempio greco è stato replicato in varie parti del mondo
I provvedimenti legislativi più restrittivi non hanno risolto il problema anzi l'hanno aggravato. Moltissimi migranti per tentare di entrare illegalmente nei Paesi di destinazione si affidano alle organizzazioni criminali che dietro un pagamento altissimo si incaricano del trasporto. Questi "viaggi della speranza" terminano quasi sempre in tragedia.
Gli studiosi definiscono i tempi odierni "era delle migrazioni". Secondo l'Organizzazione per le migrazioni (OIM) i movimenti migratori sono cresciuti molto dal 2000 al 2013 (da 150 a 213 milioni)
Nel 2015 la Commissione europea ha dato risposta al problema dell'immigrazione nel Mediterraneo, approvando un piano per una nuova politica dell'immigrazione e avviando un intervento marittimo volto a debellare il traffico di esseri umani. Prevede un massiccio impegno da parte dei vari Paesi dell'Unione
Gli squilibri demografici
Nei Paesi avanzati come in Europa, l'incremento naturale della popolazione ha subito un sostanziale rallentamento a partire dagli anni Sessanta del XX secolo; ciò ha causato quel fenomeno chiamato Crescita Zero (si ha quando in uno Stato resta sostanzialmente invariata).
Nei Paesi in via di sviluppo (PVS) la popolazione è in continuo aumento ed è dovuto a un fattore molto importante: la diminuzione del tasso di mortalità. Esso si è progressivamente ridotto a causa del miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, dalla diffusione dei vaccini e dagli aiuti umanitari e del lavoro dei medici volontari.
I PVS non sono in grado di far fronte al boom demografico dei loro territori. Essi non dispongono di risorse o non sono in grado di utilizzare quelle che possiedono: ciò rende per loro impossibile garantire una qualità di vita accettabile. Ecco perché molti giovani sono costretti a emigrare
Oggi si contrappongono quindi i Paesi sviluppati con Crescita Zero e i Paesi in via di sviluppo con una popolazione giovane. A questo proposito gli studiosi parlano di "ribaltamento demografico Nord-Sud: se infatti nell'anno del boom demografico (fine Seconda guerra mondiale) i paesi del Nord contavano una popolazione maggiore, nel XXI secolo i Paesi del Sud del pianeta sono maggiormente popolati.