Please enable JavaScript.
Coggle requires JavaScript to display documents.
Una lingua per lo stato nazionale - Coggle Diagram
Una lingua per lo stato nazionale
Analfabetismo e scolarizzazione
All'Unità d'Italia (1861) il 75% della popolazione era analfabeta, anche se la situazione era molto diversa nel territorio italiano
In Piemonte, dove l'amministrazione Sabauda aveva messo in atto politiche di scolarizzazione, analfabetismo era al 46%
In Sicilia e Sardegna l'analfabetismo toccava il 90%
Vi erano sostanziali differenze anche tra città e campagne, gli abitanti cittadini in media avevano un'alfabetizzazione più alta.
L'istruzione delle donne considerato un lusso, creò un forte squilibrio tra Nord (dove il 49% delle donne erano scolarizzate) e il Sud (dove solo il 5% delle donne era scolarizzato)
Nel 1911 si riuscì a ridurre al 40% l'analfabetismo, anche se la scuola comprendeva solo pochi anni con maestri non sempre preparatissimi
Rimase il problema della lingua parlata, perchè anche i colti nei dialoghi continuarono a usare il dialetto.
A Firenze e a Roma si parlava una varietà contigua a quella della scrittura.
Gli alfabetizzati (1861) erano solo il 10%, ma in poche generazioni tutto cambiò. Il problema di una lingua unitaria minava i commerci, l'industria e anche il buon funzionamento dell'esercito o degli enti pubblici.
I dialetti sono varietà nate dal latino progredite indipendentemente dal Cinquecento
Dialetti centralo o mediali (umbro, marchigiano settentrionale laziale settentrionale)
Toscano
Meridionali (Marchigiano, Romano, Pugliese, Campano, Molisano)
Dialetti settentrionali
Galloitalici (sostrato celtico) Piemontese, Lombardo, ligure, emiliano, romagnolo
Veneti: Veneto
Meridionali estremi salentino, siciliano, calabrese centro-meridionale)
Lingua dell'uso
I modelli offerti dalla letteratura furono sostituiti da altri canali di diffusione, come ;
Scuola
Giornali
Cinema
Televisione
I giornali dagli anni Ottanta dell'Ottocento cominciano a essere venduti nelle edicole, perchè con l'estensione del voto, nacque una coscienza politica popolare.
La lingua resta mista tra tradizione letteraria e termini colloquiali, l'innovazione più importante fu il passaggio dalle subordinate alle coordinate.
All'inizio del novecento vennero inseriti nel linguaggio giornalistico degli anglismi soprattutto per lo sport (football, paddock, goal)
La scuola, abbattendo la percentuali degli analfabeti fu aiutata da grandi successi come Pinocchio (Carlo Collodi) e di Cuore (Edmondo de Amicis)
Polemica tra Manzoni e Ascoli
Manzoni nella sua Relazione (Dell'unità della lingua italiana e dei mezzi per diffonderla) affermò che bisognava diffondere un unico modello dall'uso fiorentino. Questo perché il fiorentino è l'unico ad avere il prestigio culturale per imporsi su altri.
Vennero fatte delle proposte per diffondere questo modello
Preferire maestri toscani o educati in Toscana
Fornire borse di studio per i ragazzi permettendogli di soggiornare a Firenze per un'anno.
Redazione di un dizionario dell'uso di Firenze, pubblicato tra il 1870 e 1897 da Emilio Broglio e Giovan Battista Giorgini.
L'idea Manzoniana era in teoria semplice, ma non applicabile per 2 motivi:
Firenze nonostante al tempo fosse capitale (Roma non era ancora stata conquistata 1870) d'Italia era chiaro che non lo sarebbe stato ancora a lungo
Il colpo sferrato alla retorica nella letteratura poteva creare un mito cioè la spontaneità nel parlato colloquiale
La scarsa diffusione di una lingua unitaria colpì subito gli amministratori del regno. Nel 1868 Emilio Broglio affidò ad una commissione capeggiata da Manzoni l'incarico di proporre i modi per diffondere <<la buona lingua>>
Graziano Isaia Ascoli professore dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano, studioso di glottologia con principi neogrammaticali (un filone che afferma che i mutamenti della lingua sono analizzabili da leggi simili a quelle applicabili per le scienze tradizionali).
Nel 1873 Ascoli fondò <<l'archivio glottologico italiano>>. Scrisse un Proemio riferito al Novo vocabolario della lingua italiana polemizzando con Manzoni.
Ascoli afferma che l'unità linguistica non è raggiunta per la scarsa diffusione dell'istruzione tra i ceti medi e perchè gli italiani sono legati troppo all'esteriorità quindi allo stile
L'Italia sdegna la mediocrità e dice alla storia "A me si conviene o l'opera eccelsa o l'oziare"
Ascoli si contrappone al <<fiorentinismo>> si Manzoni, affermando che la lingua si creerà tramite un <<processo creativo>> intervenendo su fattori socioculturali come:
Istruzione
Movimento di uomini
Movimento di idee
La storia darà ragione sia a Manzoni che ad Ascoli, perché il fiorentino ha influenzato l'istruzione primaria, ma la vera lingua si è diffusa con il consolidarsi della nazione
Lingua in musica
L'opera lirica ebbe molto successo nell'Ottocento con delle vere star come Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini
I libretti avevano una scrittura molto antica e arcaica con costruzioni sintattiche artificiose come l'anteposizione dell'aggettivo al sostantivo