La lettera Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalità del male è sostanzialmente il diario dell'autrice, inviata del settimanale New Yorker, sulle sedute del processo ad Adolf Eichmann. Il gerarca nazista, rifugiato nel 1945 in Argentina, fu ivi prelevato dagli israeliani nel 1960, processato per genocidio nel 1961 a Gerusalemme e condannato a morte per impiccagione. La sentenza fu eseguita il 31 maggio 1962.
Eichmann sosteneva di non aver fatto altro che obbedire agli ordini emanati "direttamente da Hitler"
Eichmann era il prototipo del regime: un "individuo senza qualità", che parlava per frasi-fatte, era "privo" di un pensiero individuale
A. osservò che era così superficiale e mediocre che era impossibile ricondurre la malvagità dei suoi atti a un livello ipù profondo di cause o motivazione
scandalizzò il mondo osservando come i carnefici, i massacratori non erano che burocrati, funzionari, esecutori mediocri. Tutti gli orrori commessi erano compiuti sotto una logica impiegatizia.
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Secondo A. il totalitarismo ha "forgiato" le menti dei tedeschi sottraendo loro la soggettività, riducendoli senza pensiero e senza giudizio critico, subordinati agli ordini del Reich