Please enable JavaScript.
Coggle requires JavaScript to display documents.
CRITICA DELLA RAGION PRATICA (LA MORALITA' (Sulla moralità si fonda la…
CRITICA DELLA RAGION PRATICA
SU QUALI BASI FONDARE LA MORALE?
Trovare le
condizioni a priori
necessarie e universali che la rendono possibile
Le condizioni a priori risiedono nella ragione: la legge morale è inscritta in noi come un "fatto della ragione" (ragione trascendente, andare oltre il mondo dei sensi); è incondizionata e universale(indipendente). Questa legge ha la forma del "comando": deve contrastare sia la sensibilità, sia gli impulsi egoistici presenti nell'uomo.
La ragion pratica coincide con la
VOLONTÀ
Facoltà che consente di agire sulla base di principi normativi ovvero delle regole razionali.
CI SONO DUE TIPI DI
PRINCIPI
LE
MASSIME
Prescrizioni di carattere
SOGGETTIVO
: valgono unicamente per l'individuo che le segue(principi pratici).
GLI
IMPERATIVI
Prescrizioni di carattere
OGGETTIVO
e universale
Si suddividono in
IMPERATIVO IPOTETICO
"se...allora...". Quest'ultimo, mancando di universalità, non può essere posto a fondamento della morale iin quanto prevede un'azione solo in vista di un fine(che può non essere condiviso da tutti).
IMPERATIVO CATEGORICO
"tu devi!". È su questo che si fonda la moralità che per Kant, deve essere libera, autonoma rispetto alle situazioni dell'esperienza, incondizionata, ossia comanda un'azione a prescindere dal fine e universale(deve valere per tutti e sempre)
LA MORALITA'
Richiede una convinzione interiore fondata sulla
volontà buona
; questa è fondata unicamente sulla ragione "depurata" che elimina dall'ambito dell'etica ogni riferimento a emozioni o sentimenti.Sappiamo però che l'uomo possiede bisogni e desideri istintivi che non può sopprimere, ed è per questo che l'agire morale rappresenta quel "di più" che serve all'uomo per elevarsi al di sopra del sensibile e del naturale.
Sulla moralità si fonda la religione, in quanto le sue dottrine fondamentali non sono altro che
POSTULATI DELLA RAGION PRATICA
, ovvero quelle proposizioni che, pur non essendo dimostrabili, devono essere ammesse come condizione della stessa esistenza e pensabilità della morale.
I POSTULATI SONO DI TRE TIPI
Il
postulato sull'esistenza di Dio
garantisce una felicità proporzionata alla virtù e un aldilà in cui si può realizzare il "sommo bene".
Il
postulato dell'immortalità dell'anima
che è collegato direttamente all'esistenza di Dio in quanto il "sommo bene" non può essere realizzato nel tempo limitato di questa vita terrena.
Con questo non intende dimostrare l'esistenza di Dio e dell'anima immortale, ma soltanto riconoscere la necessità pratica, in quanto lui stesso condanna il fanatismo religioso.
FANATISMO RELIGIOSO
: pretende di superare la finitezza dell'uomo e di raggiungere un'ipotetica perfezione morale.Per Kant ciò è sbagliato.L'uomo Kantiano è imperfetto e la sua virtù sta proprio nella lotta che affronta per contrastare la sua natura sensibile.
Il
postulato della libertà
, "tu devi", dunque "tu puoi". Il fatto che la legge morale sia espressa come un comando indica che l'uomo è libero di sottomettersi o meno alle sue prescrizioni e di realizzarle
"L'AZIONE CONCRETA CHE VOGLIAMO METTERE IN PRATICA È MORALMENTE ACCETTABILE O NO?"
"COME FACCIO A CAPIRE QUANDO UN'AZIONE È MORALE?"
L'etica Kantiana è un’
"etica del dovere"
(
deontologica
, dal greco déon, "il dovere") e per Kant non va associata alla felicità (questa dipende dalle circostanze esterne o interiori e rappresenta uno scopo, quindi non può rappresentare il motivo universale dell'agire)
L'AZIONE E' MORALE QUANDO
E'
INCONDIZIONATA
Non ammette che si compia il dovere in vista di un bene, ma soltanto in vista e per rispetto della legge.
E'
FORMALISTICA
La moralità non consiste in ciò che si fa (non bada al contenuto), ma in come si fa (si attiene alla forma).
SODDISFA IL
PRINCIPIO DI UNIVERSALIZZAZIONE
Stabilisce che un comportamento presenta i caratteri della moralità soltanto se è possibile pensarlo come una regola
universale
, valida per tutti.
E' OPPORTUNO CHE LA MIA AZIONE SIA GENERALIZZATA?
Occorre agire "soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale"
(Fondazione della metafisica dei costumi)
.
Il principio è ampliato dalle
tre formulazioni dell' imperativo categorico
TERZA FORMULAZIONE
: la volontà obbedisce soltanto a se stessa ed è
autolegislatrice
e quindi l'uomo è, insieme, suddito e legislatore (individuo libero)
PRIMA FORMULAZIONE
: la massima di un'azione può valere come principio morale solo se è universalizzabile
SECONDA FORMULAZIONE
: "trattare l'umanità sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo"