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Clinica della formazione: appunti 1 (genitori (Ciascuno di noi quando fa…
Clinica della formazione: appunti 1
psicanalisi
Non si può formare senza formarsi --> sfida: non si può capire tutto subito.
Tenere in tensione il proprio ruolo professionale e la nostra educazione --> modo per cambiare sguardo
Transfert
: una proiezione che appartiene ad un legame della nostra storia (rivivere una cosa positiva o negativa).
Questione della distanza e del coinvolgimento: questione centrale, perché il limite è uno spazio simbolico dove accade un evento educativo
Rapporto con ciò che non sappiamo --> più importante del rapporto con ciò che sappiamo. (Sapere che educa)
L’educatore lavora per la propria fine: costruire una relazione nutriente e profonda per far si che questa divenga introiettata nell’altro (l’altro no più bisogno di me)
Processo dell’introiezione legato tra imparare qualcosa e riuscire a farlo diventare parte di noi
Holding
: confine, limite --> dato dal setting mentale (capacità di un educatore di saper dosare l’esperienza --> capire quanto l’altro può assimilare in quel momento)
Psicanalisi: Svelare quello che non si vede, ma che è nascosto nelle trame della relazione --> lo sguardo veloce è uno sguardo superficiale.
La relazione inizierà ad essere tale quando inizio a prefigurarmi i suoi bisogni (mia capacità di accogliere l’immagine dell’altro dentro di me).
questione della
proiezione
: primo modo di conoscere è quello di proiettare (
proiezione consapevole
--> quanto la consapevolezza mi consente di avere proiezioni misurate.)
Sapere erotizzato
--> qualcosa che sento che in qualche modo mi permette di sentirmi più vitale ed incontro a chi vorrei essere
genitori
Ciascuno di noi quando fa l’educatore si ritrova ad avere la funzione simbolica del materno e del paterno, oltre a quella del figlio.
Rêverie
: interscambio di pensieri proto-mentali, capacità del volto della madre di restituire al bambino un’immagine buona di lui
Primo concetto: pensare alla
simbolica del materno
: materno e madre non sono la stessa cosa (non identificato con la madre)
Recalcati dice che l’esperienza del figlio è quella che ci accomuna tutti --> quando veniamo al mondo la nostra vita è nelle mani di un altro, significa che quando veniamo al mondo noi non abbiamo un volto
Una madre può guardare il bambino con amore e decodificare la langue attraverso un dialogo muto (può passare al figlio l’immagine della sua bellezza ed importanza --> bambino interiorizza)
volto materno importantissimo: volto riconoscente, opaco ed inespressivo o volto di pietra --> l’incapacità della madre di sintonizzarsi con i bisogni del bambino (mondo presentato di pietra)
Problema: vedere l’altro come una proiezione di una mia immagine e non come una persona a sé
Il nostro volto che non sapevamo di avere era visto da qualcuno --> il nostro venire al mondo entra nel registro dell’altro
La questione della separazione è molto complessa ed interroga profondamente chi lavora nell’ambito educativo
La prima rappresentazione di noi stessi è data da come l’altro ci ha guardato (corpo di un altro è il primo confine al nostro corpo)
Massa: l’aspetto fondamentale che può aiutare a rendere possibile l’educazione è di saper
pensare in azione
(agire e pensare in contemporanea --> quasi compresenti) poter sempre più essere simbolici
Rêverie materna
: capacità di costruire un dialogo muto che fa sì che il bambino possa creare un immagine di sé attraverso ciò che l’altro vede e prova
Recalcati: ogni genitore naturale deve diventare un genitore adottivo --> figlio non un possesso
Recalcati dice che le mani sono, dal punto di vista simbolico, la prima esperienza di grande soccorritore che ci aiuta a non cadere nel precipizio del vuoto