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Pedagogia sociale: Educazione e terrorismo 2 (estremismo e educazione…
Pedagogia sociale: Educazione e terrorismo 2
estremismo e educazione
ingiustizia sociale, se reiterata nel tempo, porta a disperare di cambiare (cercare vie semplici per uscire da essa --> estremismo semplificato risponde all'esigenza)
filo rosso che collega estremismo violento a accanimento educativo alla normalizzazione di persone a rischio di esclusione sociale
prevenire estremismo significa promuovere stili di vita capaci di fare spazio alle differenze sociali, rispettandone l'incomprensibilità (modificare clima culturale pieno di pregiudizi e paure che contribuiscono ad alimentare atteggiamenti estremisti)
povertà educativa diffusa in base a bassa qualità di esperienze vissute in ambienti formali, non formali e informali (no esperienze che consentono di sperimentare la difficoltà di stare nell'ambiguità senza fuggire)
adolescenza: atteggiamenti radicali di contrasto o di rifiuto di valori (normale nel percorso di crescita), precarietà occupazionale: difficoltà che ciascuno vive nell'adattarsi a richieste pre-formative in modo competitivo ed escludente
rischio: polarizzazione dei pensieri --> indifferenti alle differenze altrui
effetti di questo modo di vedere l'estremismo: focalizzarsi su gruppi etnici, religiosi o politici (estremismo come caratteristica di qualcuno trascurare aspetti essenziale per sua comprensione)
esperienza quotidiana semplificata: non abitua alle differenze sociali, etniche, culturali, di genere… --> pensieri di omologazione, intolleranza, discriminazione...
estremismo solitamente associato alla radicalizzazione (gruppo di persone che si oppone allo status quo) --> semplificazione associato a religione islamica e a sensazione di minaccia generalizzata
educazione formale --> povertà educativa (luogo di normalizzazione, no riconoscimento differenze)
definire estremismo operazione complessa --> no neutro (prende forma all'interno del contesto sociale, culturale e politico) condizionato da dinamiche di potere economico, sociale e culturale (impongono definizione di terrorismo)
chi educa formato da stili di vita, valori, aspettative che presentano i suoi contesti di vita e di lavoro --> immerso nella cultura (influenza atteggiamenti, stili educativi e possibilità di azione)
2 atteggiamenti nei confronti della vita: indifferenza (rinuncia nei confronti del mondo --> chiusura esistenziale e relazionale) e estremismo (coinvolgimento estremo per difendere causa politica o sociale) --> visione semplificata di entrambi: si alimentano a vicenda?
professionisti educazione e terrorismo
esperienza dell'altro e apertura all'altro --> aspetti fondamentali di cui non si può fare a meno per comprendere la realtà di sé stessi e degli altri
ogni educatore mette in atto pratiche che si rifanno a fini etici, che riguardano sfera civica e politica (consapevole e ragionata quota di scelta)
l'azione educativa si articola su direzioni intenzionali originarie della sistematicità, della possibilità, della socialità...
crisi rapporto tra educazione e politica (organizzare prassi comunitaria) --> gestione sempre più individuale e privatistica del potere
definire educazione --> questione controversa dibattuta nei secoli e nelle diverse culture (processo di interazione sociale mediato da una visione del mondo condivisa e da artefatti culturali)
oggi condizioni socio-economiche globali scenario in cui è difficile vivere e portare a termine compiti esistenziali (lavoro, famiglia, progettare percorso di vita..)
importante lavoro educativo che tematizzi la paura, angoscia, terrore e disagio generati da fenomeni attuali --> coinvolge professionisti dell'educazioni in quanto cittadini
possibile pista: creare "spazio sicuro" in cui poter manifestare idee e valori in un contesto di confronto (esprimere il proprio pensiero e confrontarsi con quello degli altri --> professionisti educazione, portare idee differenti che mettano in luce svariati punti di vista)
obiettivo no relativismo assoluto, ma creare spazi in cui poter apprendere una postura capace di riconoscere le proprie idee e confrontarsi e comprendere i pensieri degli altri
parlare di terrorismo ai bambini
paura reazione umana, sentire utile e necessario anche se provoca disagio (proprio questo ci spinge a rimanere vigili) imparare a sostare nel sentire della paura (imparare a conoscerlo e a capirne il messaggio)
dopo attentati in Francia, sia francia che italia spazio a insegnanti a comunicare e ad accogliere la parola dei bambini dopo attentati
terrorismo: indottrinamento, formazione e plasmazione bambini (progetto del terrorismo sempre efficace base educativa a formare il soggetto)
istinto di protezione di bambini --> visione occidentale di infanzia come età pura (idea moderna --> in passato vite bambini segnati da oppressione, sfruttamento, negazione e invisibilità poi passaggio a pensiero di bambini come soggetti reali)
contribuire a pensare il terrorismo: consentire loro di partecipare alle manifestazioni collettive, così come alle cerimonie collettive, ai momenti di lutto collettivo...
bambini percepiscono cosa capita nel mondo intorno a loro --> per questo impossibile tenerli allo scuro
passaggio successivo riconoscere i bambini come cittadini (diritto di cittadinanza e a prendere parte alla società in modo attivo)
per parlare di terrorismo a bambini bisogna prima conoscerli, ascoltarli ed accompagnarli a comprendere (spiegazione --> rendere lineare un processo complesso, comprensione --> tenere insieme complessità senza che essa rimanga qualcosa di impensabile, producendo sapere)
parlare di terrorismo ai bambini significa abitare il mondo (oggi si alzano muri e si costruiscono barriere, invece scuola classi multietniche e occasioni di contatto)
importante che adulto/educatore sappia esserci e sostare con in bambino in quel tremare (l'adulto deve sapersi ascoltare e accogliere la propria paura)
importante condivisione con bambini senza però sostituirsi a loro
educazione: come cambiamento, intervento e azione che progetta, che segue direzioni intenzionali
imparare a tremare significa riconoscere il bisogno umano di farlo (importanza paura) per parlare di terrorismo a bambini --> adulti devono imparare a tremare insieme e muovendosi alla ricerca di un progetto di umanità che possa guidare le nuove generazioni
terrorismo, genere, donne
in isis femminismo deformato --> esalta le loro funzioni
vulnerabilità, svantaggio e stereotipizzazione caratterizzano le donne musulmane in occidente (donna no ritenuta pericolosa)
fragilità per vissuto debole con il territorio e le sue dimensioni istituzionali
importante decostruire le narrazioni ufficiali per quanto riguarda le donne islamiche
efficacia di questi richiami --> capacità di far leva sulle condizioni di fragilità che molte do loro sperimentano nella quotidianità , offrendole la possibilità di orientarsi verso opportunità alternative
propaganda isis ha saputo catturare l'interesse delle donne dimostrando conoscenza delle loro condizioni di vita e dei loro bisogni (offre a donne di immaginarsi in un mondo pieno di edificazione religiosa e di sorellanza)
ragioni della sua presenza viste solo come personali (essendo la figlia di.. o la moglie di.., di cui senta il bisogno di vendicarne la morte)
ancora oggi no visione centrale dei profili femminili che sono molte volte a capo di coordinamento missioni, scegliendo obiettivi da colpire e strumenti da utilizzare
analisi di genere applicata a terrorismo --> messo in discussione l'apparente estraneità delle donne dal fenomeno in questione (immaginate dedite alla maternità e alla cura, ma da sempre presenti e attive tra le fila terroristiche)
postura occidentale: ribadisce bontà e moralità di fronte a forze viste come il male assoluto
lettura semplificante tra buoni e cattivi
giovani donne musulmane in italia
incontro con cultura occidentale visto come liberazione da rigidi schemi per le donne (da occidentali)
rispetto al terrorismo variabile interessante: da una parte donne viste come sottomesse ed incapaci di scegliere, mentre dall'altra una giovane donna musulmana potenzialmente pericolosa come terrorista
3 strategie di integrazione identitaria di italiani di 2 generazione (integrazione, assimilazione e separazione o marginalizzazione rispetto alle 2 culture)
questione del velo: passaggio da infanzia a età adulta, indossarlo sottolinea l'estraneità al contesto sociale e veicola significati identitari profondi (discriminazione)
in paesi con più antica immigrazione riconoscimento di un islam non fondamentalista (anche loro vittime del terrorismo pseudo-religioso) collaborazione contro terrorismo
elementi che contribuiscono all'idea di polarizzazione rigida tra noi e loro
terrorismo --> clima negativo verso stranieri (visti come categoria unica)
integrazione sociale e lavorativa marginale --> ceti medi e bassi all'interno di professioni scarsamente qualificate in territori periferici
importante offrire spazi sicuri tra pari di confronto genuino nel quale i giovani possano trasmettere informazioni più complesse e aderenti alla realtà, fornendo loro occasioni di espressione e di valorizzazione di sè
presenza persone musulmane in italia recente (anni '80) --> specificità: no comunità nazionale o etnica prevalente (islam arcobaleno --> comunità variegata e multietnica)
ricerca figlie dell'immigrazione: emerge pensiero diffuso che connette islam a terrorismo (micro-azioni quotidiane di discriminazione accompagnate dalla costante richiesta di distanziarsi dalla loro identità religiosa per essere considerate italiane)
islamofobia al femminile
dialogo interculturale favorisce incontri, scambi e ibridazioni che contribuiranno allo sviluppo di identità multiple proprie di un'italia consapevolmente multiculturale
diventare madre --> motore per l'attivazione della donna
per le donne musulmane importante essere madri --> dedicarsi ai figli può aiutarle a affrontare le difficoltà dell'esperienza migratoria e quella quotidiana
donne con hijab più identificabili (alterità manifesta che sfida e attrae l'attenzione)
donne musulmane vittime di 3 pregiudizi: per motivi etnico-religiosi, in quanto donne e in quanto immigrate
oggi oltre a sottomesse ed idea dell'harem --> terroriste
l'immaginario orientalista ha sempre visto le donne arabe in 2 modi: come segregate, passive e sottomesse e come mito dell'harem (discorsi occidentali di liberazione delle donne --> in secondo piano problemi di genere in occidente)
discorsi sull'islam e mondo arabo si sovrappongono a quelli dell'immigrazione (retorica della sicurezza)