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Rappresentazioni culturali (2) (VI - Il parto cefalico di Zeus: la nascita…
Rappresentazioni culturali (2)
VI - Il parto cefalico di Zeus: la nascita di Atena
Nascita di Atena
mito emblematico;
rappresenta l’invidia della capacità riproduttiva della donna, volontà maschile di impossessarsene e desiderio di una filiazione sottratta alla mediazione del corpo femminile.
In molte mitologie dei ed eroi hanno una
nascita “straordinaria”
, ovvero dalla testa o coscia (Dioniso), dal fianco (Adone, G. Cesare) al quale la tradizione medievale attribuiva la nascita tramite cesareo.
Mito di Zeus e Atena
(da Teogonia di Esiodo)
Zeus dopo essere diventato re prende in moglie
Metis
, dea della sapienza con un’intelligenza al di sopra di tutti. Secondo il fato Metis avrebbe dato alla luce una femmina pari al padre e un maschio destinato a diventare re di uomini e dei. Zeus allora ingoia Metis quando è incinta per non essere spodestato e per assimilare i poteri di Metis, simbolicamente anche il principio generatore femminile.
Zeus partorirà dalla testa
(parte più nobile, segno di intelligenza proprio di Atena). Nella nascita non sarà aiutato dalle dee del parto ma da un dio (Efesto o Prometeo) che usa uno strumento maschile, per es. l’accetta per aprire il cranio.
Resistenza al ruolo della donna
nella procreazione + volontà di generare “tutto solo”, svincolato dalle donne.
Atena rimarca questo aspetto simbolico nelle sue caratteristiche ambigue di genere: armata; è sapienza ma ubbidiente al padre; vergine (quindi priva di sposo); figlia solo di padre; senza madre.
decreta la
fine
della priorità dei
legami di sangue con la madre
(assoluzione del matricida Oreste).
Anche Era cerca di generare da sola ma partorisce Efesto, un dio brutto che viene scaraventato dall’Olimpo dalla madre rendendolo zoppo. → una maternità senza legittimazione e contributo maschile, anche se divina, poteva solo dare esiti mostruosi.
VII - Il parto/la guerra: il parto come la guerra
Nella
cultura greca
Medea di Euripide dice che gli uomini pensano che le donne vivano una vita tranquilla, mentre loro rischiano la vita in guerra, ma lei preferirebbe andare in battaglia che partorire.
Al parto non veniva attribuito lo stesso valore riconosciuto al combattimento.
Squilibrio
in termini di differente
valorizzazione sociale
.
L’esaltazione tipica greca che fa del guerriero un eroe e la guerra l’esperienza più esaltante della Storia. La “guerra delle donne” invece, combattuta in casa, che dà vita e non morte, resta esclusa dal racconto pubblico.
Tra
parto e guerra
, c’era una vicinanza: le donne partorivano guerrieri e il parto stava alle donne come la guerra agli uomini, una dimostrazione della loro natura e valore.
Il parto era la “
guerra delle donne
”, una lotta.
Ilizia e Artemide (armata di frecce, dea della caccia e vergine) sovraintendevano il parto.
Una donna dimostrava di essere tale con la maternità e solo un figlio in Grecia suggellava il matrimonio.
L’uomo dimostrava il suo coraggio e valore combattendo, confrontandosi quindi con la morte.
Uomo = guerriero → dato cruciale della rappresentazione di genere. Come la donna nel parto, l’uomo metteva in campo il proprio corpo.
Gruppi di genere
: guerra solo uomini e parto solo donne (esclusione di uomini durante il parto fino al 600).
La “intrusione” comportava sospetti e accuse di stregoneria.
(Entrambi esposti al dolore e al rischio della morte.)
Capacità opposte e speculari
: mettere al mondo e dare morte.
Analogia presente sia nel linguaggio medico (es. disputa del taglio cesareo del 700: sacrificio materno come i soldati per la patria) sia nella cultura popolare sia rielaborata nelle avanguardie nazionalistiche di 8-900.
VIII - I dolori di Eva
sofferenza del parto
rielaborata sul piano culturale nel tempo sia sul versante filosofico-scientifico sia su quello religioso.
Aristotele
→ si interroga sui dolori del parto; osserva che è l’unico dei fenomeni fisiologici a portare tanta sofferenza, ipotizzando che fosse legato alle abitudini sociali delle donne come l’eccessiva sedentarietà. → tesi ripresa nel 7-800.
La questione di A. (perché le donne hanno bisogno di aiuto nel parto ma gli animali no?) viene ripresa nel 1783 dell’Accademia di medicina di Parigi, ma solo a metà 800 viene avviata la sperimentazione di pratiche e tecniche volte ad alleviare i dolori.
Religione
→ associazione del dolore alla punizione degli dei e questa alla colpa degli uomini.
religione ebraica va oltre: punizione di Dio per il peccato originale priva l’uomo del paradiso terrestre destinandolo alla morte declina in base al genere: ad Adamo fatiche del lavoro; Eva i dolori del parto e subordinazione al marito.
Quindi
il dolore del parto era inscritto nella volontà di Dio, nel ricordo della colpa di Eva → sofferenza ineludibile che deve essere accettata.
La colpa di Eva aveva risvolti sessuali: al peccato carnale, che risultava essere una prima conseguenza della caduta.
Attraverso i dolori del parto la donna espiava la disubbidienza originaria e il peccato carnale.
La Chiesa invitava le donne ad accettare i dolori del parto come espiazione delle colpe, così come la morte nel parto. Anche le complicazioni del parto venivano interpretate come volontà divina.
Nella cultura occidentale la sofferenza è stata naturalizzata, perché è stata vista come insita a una natura regolata dalla legge divina. La donna che partoriva senza dolore, soprattutto il primo figlio sarebbe sospettata di avere rapporti con il demonio.
grandi ripercussioni in ambito medico-scientifico, distogliendo l’indagine sulle cause del dolore.
Solo con Illuminismo e Positivismo cambierà direzione.
IX - Il parto verginale di Maria
Cristianesimo
rottura con l’antico x la nascita: mistero dell’incarnazione di Dio pone l’evento al centro della scena religiosa. Culto del presepe.
nascita ha valenza simbolica ma non il parto → non raffigurato + rimozione simbolica della maternità di Maria, che concepisce “senza conoscere uomo”, partorisce da vergine (= “nascita straordinaria” nella mitologia) e così resta anche dopo il parto (inedito nel panorama religioso).
Rappresentazioni nell’arte della Madonna sdraiata come tutte le donne a fianco del bambino appena nato (post partum) si dissolvono come le “Madonne del parto” del 3-400.
Nei primi secoli della Chiesa si definisce Maria come madre di Dio in quanto Cristo era Dio e uomo. Come conciliare entrambi gli eventi con la verginità della donna? Diventa oggetto di esegesi per tentare di accordare verità di fede con i principi filosofici e scientifici e con l’evidenza della natura.
Tommaso d’Aquino → sul mistero dell’incarnazione e della verginità: la Madonna nel concepimento avrebbe fornito materia (teoria aristotelica), mentre Dio avrebbe infuso il principio attivo (forma), fecondando con il suo spirito per via auricolare.
Verginità concepimento + verginità parto
→ preservazione dell’aspetto di assoluta integrità del corpo della madre di Dio. La madre di Dio non poteva partorire con dolore, contaminando lei e il bimbo con il sangue (impuro).
Alcuni Vangeli erano evasivi a riguardo, altri vang. apocrifi confermavano che Maria fosse rimasta vergine. La versione dei Vangeli apocrifi viene ripresa dai padri della Chiesa e per spiegare il miracolo si è fatta l’analogia con l’uscita dal sepolcro (rimasto intatto il sigillo) o quella del sole che attraversa una lastra di vetro senza infrangerla.
elaborazioni teologiche si tradussero in decreti conciliari come nel Concilio di Costantinopoli II → Madonna “madre di Dio e sempre vergine”; nel Concilio Lateranense (649) si dice Maria “tuttasanta” e “senza macchia”, affermato anche nel Concilio Vaticano II.
rimarca la negatività dell’aspetto corporeo.
Conseguenze nel vissuto delle donne → introdotto elementi contraddittori nell’esperienza della maternità: da un lato esaltata come tappa cruciale e realizzazione di un dovere e della figura femminile, dall’altro era mortificata sul versante corporeo che il cristianesimo enfatizzerà.
In Italia, ancora agli inizi del 900, il parto era tabù (bambino portato dalla cicogna o sotto il cavolo), “scandalo” presentarsi a Messa incinta.
Ambivalenza tra orgoglio e vergogna; fierezza e silenzio.
Esclusione delle sofferenze del parto
accentuava l’alterità di Maria rispetto a Eva (dolore del parto simbolo del peccato originale).
L’Immacolata Concezione (1854) e l’Assunzione (1950) = dogmi → perfezionarono la rappresentazione di totale purezza dell’anima e del corpo di Maria, elevata a simbolo e metafora della Chiesa, madre dei figli di Dio.
Secondo alcune interpretazioni psicoanalitiche, la figura della Madonna rifletterebbe un immaginario edipico: desiderio di come un figlio vorrebbe la madre, esclusa da ogni contatto sessuale col padre, consacrata a lui. Rappresenterebbe l’immagine femminile vagheggiata da monaci medievali nel loro orrore per la sessualità e il corpo femminile che deve restare inviolato.