Il progetto riformatore di Cesare si ispirava a una concezione di Stato che superasse il sistema tradizionale di gestione del potere, tramite una struttura adeguata alle dimensioni raggiunte da Roma nella seconda metà del I secolo a.C. In questa luce vanno letti i provvedimenti del dittatore, che allargavano il Senato a nuovi ceti sociali e, contemporaneamente, riducevano l’oligarchia aristocratica accelerando l’integrazione delle province nel tessuto sociale e politico romano. Cesare riteneva la dittatura, la forma di governo più adeguata al momento politico che Roma stava attraversando, come dimostra l’unificazione nella sua sola persona delle tre cariche di pontefice massimo, dittatore a vita, capo dell'esercito.