TALCOTT PARSONS
Sin dal 1923 il sociologo americano nutre interessi per le scienze sociali, nel 1925 studia all’Università di Heidelberg e nel 1931 Università di Harvard. Nel 1937 scrive La struttura dell’azione sociale.
Diventa 12 anni dopo presidente dell’American Sociological Association, nel ’51 scrive Il sistema sociale portò verso una teoria generale dell’azione sociale.
Nella corposa produzione di Parsons vengono generalmente distinti tre periodi: Nel primo periodo egli si ricollega alla grande tradizione teorica della sociologia europea (Weber, Durkheim, Pareto) e riprende i modelli del funzionalismo di Malinowski e Radcliffe- Brown.
Nel secondo periodo elabora la teoria generale dell’azione sociale e nel terzo periodo applica la sua teoria a vari settori concreti della realtà sociale (economia, problemi della personalità, famiglia, politica).
Parsons ha percepito si dall’inizio la necessità di ricondurre l’analisi dei fenomeni sociali particolari a un paradigma concettuale generale di riferimento (frame of reference).
Per Parsons, tutto ciò che riguarda l’osservazione della realtà può progredire soltanto se è orientata da uno schema teorico sufficientemente ampio da consentire l’interpretazione dei fatti sociali.
Nei rapporti fra teoria e ricerca vi è un ruolo attivo della teoria nella promozione e nel chiarimento della ricerca.
Vi è una conoscenza empirica formata attraverso i concetti.
Teoria volontarista dell’azione di Parsons, in quanto vuol tener conto sia delle condizioni ambientali oggettive che influenzano l’azione, sia delle componenti psicologiche e motivazionali che configurano l’azione come capacità di scelta relativamente autonoma, fondata anche su valori di tipo morale ed estetico.
Parsons definisce l’azione sociale, distinguendo i seguenti elementi: Soggetto, finalità, situazione e ordine simbolico.
Il sistema dell’azione sociale, considerato nella sua forma più semplice, appare costituito dai rapporti tra l’attore, la situazione materiale, le forme simboliche e gli altri attori.
Per analizzare la dinamica dell’agire sociale, Parsons ricorre al concetto di sistema, che definisce come insieme di relazioni d'interdipendenza tra più elementi. Ad es.: una nazione, oppure un gruppo come la famiglia
Prima di formulare la propria proposta teorica, rivolge critiche ad altri approcci modello comportamentista; tradizione utilitarista; determinismo delle teorie marxiste.
Un determinato sistema di azione può essere analizzato come una unità sia dal punto di vista del suo rapporto con l'esterno, sia da quello dei problemi che nascono dall'esigenza della sua organizzazione interna.
A partire delle quattro categorie esterno/interno e scopi/mezzi, Parsons, riprendendo in parte il concetto degli imperativi strumentali e integrativi di Malinowski, perviene alla definizione dei quattro imperativi o prerequisiti funzionali (AGIL) che ogni sistema di azione deve risolvere
per potersi mantenere in vita:
-Adattamento (adaptation): riguarda l’insieme dei rapporti tra il sistema e l'ambiente esterno;
-Conseguimento dei scopi (goal attainment): indirizza il sistema verso i suoi scopi;
-Mantenimento delle strutture latenti (latent pattern maintenance o latency): funzione che assicura i valori e i significati attraverso norme e modelli comportamentali istituzionalizzati.
-integrazione (integration): funzione che permette di equilibrare i diversi elementi del sistema e i sottosistemi presenti in esso.
All’interno del sistema generale dell’azione, in corrispondenza con gli imperativi funzionali, Parsons distingue quattro sottoinsiemi:
All’interno del sistema generale dell’azione, in corrispondenza con gli imperativi funzionali, Parsons distingue quattro sottoinsiemi:
- L'organismo biologico-comportamentale, l’energia base del sistema nel suo rapporto con l’ambiente (corr. funzione di adattamento);
- Il sistema della personalità, organizzare le risorse disponibili per il raggiungimento delle finalità del sistema (corr. alla funzione di conseguimento degli scopi);
- il sistema della cultura, l'insieme delle rappresentazioni, dei valori eee. (funzione di mantenimento delle strutture latenti);
- il sistema sociale, cioè l’insieme degli status e dei ruoli all'interno dei quali viene definito l'agire sociale (corr. alla funzione di integrazione).
Ciascun sottosistema è oggetto di studio di una particolare disciplina scientifica: Organismo biologico-comportamentale - scienze biologiche; sistema della personalità – psicologia sociale; il sistema della cultura – antropologia culturale; il sistema sociale - sociologia.
I sottoinsiemi del sistema sociale, connessi agli imperativi di funzione, sono: il sottoinsieme economico: apparati produttivi e dei servizi; il sottoinsieme politico: apparati delle istituzioni politiche; il sottoinsieme della socializzazione: apparati educativi; il sottoinsieme della comunità societaria: apparati della giustizia.
Le scelte dell’attore sono sempre effettuate in un clima di rarità (carattere finito delle risorse e delle possibilità). Ogni attore deve, dunque, distribuire le proprie azioni tra diversi tipi di aspettative e diverse possibilità, che Parsons ritiene di poter esaurire in cinque alternative fondamentali:
Le scelte dell’attore sono sempre effettuate in un clima di rarità (carattere finito delle risorse e delle possibilità). Ogni attore deve, dunque, distribuire le proprie azioni tra diversi tipi di aspettative e diverse possibilità, che Parsons ritiene di poter esaurire in cinque alternative fondamentali:
-affettività/neutralità affettiva
-orientamento verso il sé o verso la collettività
-universalismo/particolarismo
-realizzazione/attribuzione
-specificità/diffusione
Secondo Parsons è possibile individuare alcune tendenze evolutive universali analoghe a quelle presenti nell’ambito biologico.
Sulla base del presupposto dell'interscambio tra i quattro sottosistemi (economico, politico, socializzazione, comunità societaria), derivanti dagli imperativi funzionali del sistema sociale.
Parsons tende a definire i processi di cambiamento presenti nelle società contemporanee nei termini di una crescente universalizzazione dei valori di base, di una progressiva differenziazione strutturale delle diverse funzioni sociali e di un incremento adattivo tra i diversi sottoinsiemi.
La teoria di Parsons la descrizione ricca degli elementi che compongono la realtà sociale, strumento utile per orientare la ricerca empirica.
I limiti della sua teoria è situata nel carattere prevalentemente descrittivo-concettuale e carattere riduttivo dei modelli esplicativi (rapporto di causalità fra funzioni e strutture; il problema dell’equivalenza funzionale);
Parsons considera l'agire sociale prevalentemente nei termini del problema dell'adattamento e dell'integrazione degli individui dal comportamento potenzialmente disordinato e distruttivo.
Soluzione è nell’interiorizzazione di valori e modelli culturali, definiti nel riferimento funzionale alla conservazione del sistema.
La mancanza tematizzazione del momento genetico della cultura provoca assolutizzazione degli imperativi funzionali come strutture predeterminate.
Parsons finisce per dare una prevalenza della dimensione del sistema sociale come tale.
Di fatto il tentativo di stabilire un raccordo tra teoria sistemica e teoria dell’azione può dirsi fallito, in quanto le istanze presenti nella prima finiscono per eliminare le dimensioni specifiche dell’azione.
Come in Durkheim infatti Parsons il centro dell'analisi sociologica è univocamente ricondotto al problema dell'ordine e del mantenimento della determinatezza
Parsons come il suo collega vede l’individuo sempre come fonte di energie tendenzialmente centrifughe che devono essere costrette, mediante premi e punizioni, in direzioni funzionali per il sistema.
E dunque il potere politico è considerato solo nella sua dimensione funzionale per il sistema, non riesce a coglierne elementi negativi.
Ogni comportamento deviante considerato in termini negativi: sintomo debolezza delle strutture di controllo sistemico e non come possibile momento positivo di apertura.
L’ottimismo circa gli esiti dello sviluppo in atto nella società contemporanea deriva dal carattere unidimensionale della sua teoria, che tende a sottovalutare le tensioni tra ordine delle determinazioni simbolico-normative del sistema sociale e istanze presenti a livello dell’azione individuale.
Il sociologo statunitense Merton ha sviluppato la sua critica nei confronti del funzionalismo di Malinowski e di Radcliffe-Brown, mettendo in evidenza tre postulati che sono alla base delle loro teorie:
Il postulato dell'unità funzionale: la società è intesa come una totalità dove ogni azione ha valore sia per l'individuo sia per la collettività.
Il postulato del funzionalismo universale: una forma sociale o culturale standardizzata deve sempre avere una funzione positiva per la vita di un sistema sociale.
Il postulato dell'indispensabilità: ogni funzione vitale rappresenta una parte indispensabile per il sistema sociale.
Merton propone un modello di funzionalismo coerente con la critica ai postulati precedenti e introduce l’importante distinzione tra funzioni manifeste e funzioni latenti in base alla quale si evidenzia il divario che può sussistere tra le motivazioni soggettive coscienti del comportamento sociale e le conseguenze oggettive di esso, cioè l'indipendenza tra motivazioni e funzioni.
Merton riprende il concetto di anomia, mostrando che spesso la devianza può essere indotta dai modelli culturali e delle strutture sociale quando si dà un troppo forte divario tra le mete ideali proposte dal sistema sociale e i mezzi effettivi che è in grado di raggiungere tali mete,
In ultimo, il sociologo fa valere l'opportunità di utilizzare teorie a medio raggio, ovvero teorie più limitate ma più rigorose, che siano applicabili ad aspetti specifici.
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