Identificato storicamente con Bernardino Visconti, nobile che si dedicava a guerreggiare con gli spagnoli, l'Innominato è presentato ormai sul limitare della vecchiaia, e roso interiormente dai dubbi di una vita condotta a perpetrare assassini e altre scelleratezze nei confronti dei più deboli. Incaricatosi di rapire Lucia dal monastero di Monza con un inganno, l'Innominato si lascia turbare dalla semplicità e dalla fragilità emotiva della giovane, che scatenano in lui quel turbamento interiore già iniziato prima dell'arrivo della giovane al suo castello. La notte successiva all'arrivo di Lucia, conosciuta come notte dell'Innominato, vede l'uomo fronteggiarsi con la propria coscienza, talmente lacerata dal senso di colpa che lo spinge ad un passo dal suicidio. Soltanto l'alba e il suono delle campane, annuncianti l'arrivo del cardinale Federico Borromeo in visita pastorale presso quei luoghi, lo deviano dal mortale proposito, spingendolo anzi a recarsi al villaggio vicino per parlare con l'alto prelato. Questi, che lo accoglie con fare paternalistico, lo spinge definitivamente alla conversione: l'Innominato, cambiato radicalmente, si dedica ad una vita di opere buone e di misericordia, liberando in primis Lucia e poi ospitando, durante la discesa dei lanzichenecchi, gli abitanti della zona nella sua fortezza.